Rassegna storica del Risorgimento

D'ADAMO GIANCARLO
anno <1984>   pagina <223>
immagine non disponibile

Libri e periodici 223
Squillaci il 15 febbraio 1783, cioè Guglielmo Pepe. Cosa si prefigge l'autore? Rifare la
biografia del grande patriota e generale calabrese attraverso le fortunose vicende politico
militari in cui venne a trovarsi e che incisero sull'evoluzione del suo patriottismo, è lo scopo
del presente lavoro (p. 5). Guglielmo Pepe ha subito un certo oblio nella storiografia del
secondo dopoguerra, quasi che il personaggio non avesse più nulla da dire. L'ultimo poderoso
lavoro è quello di Ruggero Moscati, uscito nel 1938 nella serie Fonti dell'Istituto per
la Storia del Risorgimento Italiano. Anche la bibliografia presentata dall'autore si ferma
per lo più alla guerra; oltre a questo vasto materiale Talarico utilizza delle lettere, in parte
inedite, conservate nell'Archivio del Vittoriano. Ma è tutta qui la documentazione che si può
esaminare per dire qualcosa di nuovo sul Pepe? Obiettivamente ci sarebbe voluta un'indagine
nei fondi degli archivi periferici del Mezzogiorno, specialmente dove lo squillacese si trovò
ad operare, ma anche bibliograficamente Talarico trascura lavori come quello di Paul
Ginsborg su Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-1849, uscito nel 1978, o cosa strana
trattando di un militare, non cita la fondamentale Storia militare del Risorgimento di
Piero Pieri, uscita già nel 1962. Non sono opere dedicate al Nostro, ma certamente possono
servire ad un migliore inquadramento, e ad un più distaccato giudizio sul personaggio in un
cruciale momento della sua azione. Certo il Pepe una parte decisiva, soprattutto nei moti
del 1820-21 ce l'ha, e giustamente Talarico vi dà ampio risalto; ma quello che nuoce ad
un corretto esame scientifico è il voler plutarchizzare , operazione che nella storiografia
italiana pensavamo fosse andata in disuso, come fa nell'appendice, intitolata Concludendo -
L'uomo - Il patriota - Il soldato , nel quale lo aureola di una santità laica, pur dovendo
riconoscere che non tutti lusinghieri sono i giudizi sul Pepe soldato. Talarico avverte ancora
nell'introduzione di non aver avuto la pretesa di dare una biografia completa e critica, ma
di lumeggiare alcuni aspetti controversi dell'azione del Pepe alla luce della documentazione
raccolta; ma ci sembra che la conclusione sia stata la base ed il metodo di lavoro,
FLORIANO BOCCINI
ANTONIO FAPPANI, L'epistolario di Gerolamo Verzeri 1850-1883; Brescia, Ateneo di Brescia, 1982, in 8, pp. 588. S.p.
Già il periodo cronologico dell'episcopato indicato nel titolo del volume può essere stimolante, se poi si aggiunge che la diocesi a cui è preposto il Verzeri è quella di Brescia, che l'origine del presule è orobica, il lavoro del Fappani a prima vista può essere veramente istruttivo di un cattolicesimo come quello lombardo che tanto ha marcato la storia della chiesa italiana, specialmente nel sec. XX. Le fonti archivistiche usate dall'autore e la biblio­grafia sono ampie, Ìndice di accurato lavoro, che non si è certo limitato ai testi agiografici, verso i quali Fappani mostra un certo fastidio, ma oltre a compulsare ovviamente archivi ecclesiastici come quello diocesano e il Segreto Vaticano si è rivolto ad altri laici, perfino viennesi, ottenendo il più esauriente studio sul personaggio finora uscito.
Nato a Bergamo da famiglia nobile nel 1804, Girolamo Verzeri fu immerso fin dalla prima infanzia in un clima di profonda pietà nel quale le devozioni si succedevano alle orazioni, e che doveva produrre oltre al Nostro, la Beata Teresa, fondatrice delle Figlie del S. Cuore di Gesù , ed altre tre suore. Crebbe, comunque, come si soleva dire allora, nella bambagia <p. 39), sicché la vocazione al sacerdozio fu in lui ovvia conclusione di un clima familiare. Dopo l'ordinazione, come si usava nelle famiglie ricche, rimase in casa come prete libero, ma la sua profonda spiritualità e lo zelo non potevano passare inosservate al vescovo che lo nominò rettore del seminario di Bergamo, dove sostenne vigorosamente la