Rassegna storica del Risorgimento

D'ADAMO GIANCARLO
anno <1984>   pagina <225>
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Libri e periodici
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ci sarà sotto a successore Giacomo Corna Pellegrini in un contesto nel quale viene spontaneo pensare all'avvocato Giorgio Montini, deputato popolare, e suo figlio Giovanbattista, futuro Paolo VI.
FLORIANO BOCCINI
GIORGIO ASPRONI, Diario politico 1855-187b. Voi. VI: 1871-1873, a cura di TITO ORRÙ (Collectanea Calaritana, n. 4/6); Milano, Giuffrè, 1983, in 8, pp. XXXIII-546. L. 25.000.
È stato osservato che gli uomini d'azione raramente tengono un diario: impegnati come sono sul fronte dell'azione diretta, non possono o non sanno raccontarsi nell'atto stesso del loro operare; per abito mentale e per la natura stessa del loro impegno essi tendono, consciamente o inconsciamente, a differire il momento della meditazione, e il genere che trovano più congeniale è quello delle memorie, di quel tipo di narrazione, cioè, in cui, a giochi fatti, è possibile condensare l'esperienza del passato filtrandola delle scorie del quoti­diano e conferendo quindi alle vicende vissute il filo conduttore di una prospettiva nella quale ogni avvenimento, ogni scelta, ogni iniziativa si inquadrano tranquillamente in un disegno globale e trovano in esso la loro sistemazione, magari con un occhio già rivolto al successivo intervento dello storico il quale, spesso senza neanche rendersene conto, non chiede di meglio che di essere aiutato a fare il suo lavoro, che è quello di portare l'ordine nel caos dei fatti. Così, per un Cavour che è troppo preso dallo svolgimento del proprio progetto politico per consentirsi quella costanza della registrazione del vissuto cui un diarista deve fare quotidianamente appello, c'è un Massari cui la funzione di attento osservatore lascia tempo e voglia per raccontare ciò che altri stanno mettendo in atto; per converso un uomo come Montanelli aspetta l'uscita dalla scena per rievocare e reinterpretare quelle vicende che lo avevano avuto a protagonista e durante le quali la mente si era concentrata esclusivamente sulle realizzazioni pratiche. Sotto tale rispetto un diario che sia degno di questo nome ha un carattere di immediatezza e di spontaneità che nessun libro di memorie potrà mai vantare; soprattutto, esso comunica al lettore un senso più veritiero di ciò che è accaduto, una dimensione più esatta del succedersi degli eventi e del loro concatenarsi, una percezione più corretta del vario atteggiarsi di chi lo redige e dei suoi ondeggiamenti nella ricerca, sovente tormentata, di un'interpretazione sicura della materia narrata.
Considerazioni come queste si attagliano perfettamente al Diario di Giorgio Asproni di cui compare ora il VI e penultimo volume dedicato al triennio 1871-1873. L'esauriente introduzione di Tito Orrù, grazie al quale anche l'apparato critico sembra assestarsi su livelli di maggiore correttezza, mette in risalto i principali temi in esso trattati e valuta il pensiero e l'opera del deputato sardo negli anni che seguono la fine del potere temporale sullo sfondo tanto della situazione italiana quanto di quella internazionale. Ciò ci esime in qualche misura da un'esposizione puntuale dell'attività parlamentare e giornalistica del Sardo. D'altro canto oi siamo già dilungati in precedenti occasioni sulla personalità politica di Asproni, sulle sue idee, sulle sue amicizie e sui suoi limiti culturali, ideologici e talvolta anche umani. Quello che conviene qui segnalare non è dunque l'aspetto del Diario come serbatoio inesau­ribile di notizie basterà a tal proposito far presente che, pur restandone la lettura sempre stimolante e awicente, le annotazioni giornaliere si fanno più concise e a volte anche meno ricche dal punto di vista dell'informazione quanto lo spirito di certi avvenimenti storica­mente meno identificabili di altri e perciò più facili da trascurare nelle ricostruzioni che si sono fatte o si abbiano a fare di questo periodo. Aleggia, su molte di queste pagine, un'aria da crepuscolo degli dei: fenomeno, questo del trapasso generazionale che è anche trapasso ideale, che peraltro è ben noto, ma che qui è possibile cogliere in tutta la sua gestazione e nella sua reale portata di impoverimento della classe politica italiana e di perdita di alcuni de! suoi tradizionali punti di riferimento.