Rassegna storica del Risorgimento
D'ADAMO GIANCARLO
anno
<
1984
>
pagina
<
227
>
Libri e periodici
227
nella provvidenza, dice infatti nella sola occasione in cui pare avvertire qualche perplessità per la prima, timida svolta della politica estera italiana: Germanizziamo in odio dei provocatori Francesi. E la libertà? Dio la salvi (p. 464).
Come c'era già capitato di osservare, ci sono almeno due Asproni: il primo si dispera per la morte di Mazzini, il secondo piange la scomparsa di Rattazzi, questa grande individualità (p. 440) alla quale deve se tanti anni prima ha potuto abbandonare la veste clericale e la vita esosa di prete (p. 442). Una gratitudine di lunga durata è perciò all'origine di quello stretto legame sul quale, recensendo il IV volume del Diario asproniano, avevamo posto un interrogativo ma non avevamo potuto fornire alcuna risposta. Ciò che ora il Diario mette in evidenza è poi la misura della gravità della morte di Rattazzi: per la monarchia, che perde un puntello valido (p. 440), per i Piemontesi, che calcoleranno più tardi la immensità della perdita che hanno fatto (p. 442), per la Sinistra parlamentare, che si viene a trovare senza il suo capo storico, esposta ai contraccolpi che la successione provocherà al suo interno.
Un altro elemento di rilievo che si ricava dalla lettura di questo VI volume del Diario è il lento ma inarrestabile mutamento che si viene operando nei comportamenti, nella mentalità, nel costume di una popolazione che, raggiunta l'Unità con Roma capitale, sembra come sollevata da un gran peso, finalmente libera di darsi imo stile di vita più europeo. Quella che ci descrive Asproni è infatti un'Italia che, pur sullo sfondo di una evidente crisi di stabilità sociale e politica che non è solo sua, ha voglia di crescere e di divertirsi, quasi a voler cancellare di colpo la distanza che la separa dagli altri paesi dell'occidente. La gente gira, si muove, ama il lusso; le grandi città sono sempre affollate, le piccole cominciano a destarsi dal sonno secolare; la villeggiatura è già fenomeno, se non dì massa, certo capace di coinvolgere un numero sempre più alto di persone. Lo stesso Asproni ci si rivela, a dispetto degli anni, un bon vivant che frequenta i ristoranti e ama le gite fuori porta o i soggiorni estivi in ima Piedimonte d'Alife dove, ospite del collega Del Giudice, ritempra il corpo e ritrova colori e sapori della natia Bitti; e, nonostante qualche brontolio, non sta mai fermo, sempre a fare la spola tra Firenze, Roma e Napoli, sempre sulle tracce di qualche scoperta archeologica che gli materializzi quella civiltà latina che è in cima ai suoi pensieri e sostanzia di sé anche il suo essere repubblicano rendendolo col passar degli anni di conio più plutarchesco che mazziniano. E durante i viaggi si rivela ad Asproni un paese diverso da quello che aveva conosciuto due o tre lustri prima, un Sud che si tratti di Brindisi o di Taranto, di Bari o di Catania evidenzia benessere, prosperità e dinamismo. A Catania, in particolare, Asproni cerca di tastare il polso della gente: ad un lustrascarpe che gli fa l'elogio dei Borboni replica con toni di commiserazione; un barbiere invece, interrogato sulle condizioni economiche della città, risponde che il raccolto era stato buono, che i proprietari hanno venduto bene i loro prodotti, fabbricano e fanno vivere gli operaj : il campione di questa piccola inchiesta è limitato ma Asproni non sta a sottilizzare e commenta: Questa risposta sensata mi ha fatto piacere (p. 448).
Testimonianze come queste si perdono un po' in mezzo alle tante pagine in cui il diarista registra i suoi compiaciuti presagi di rivoluzione, e certamente non possono essere accreditate di un grande valore, riferite come sono a vere e proprie isole di un Mezzogiorno allora e in seguito travagliato dalla miseria e dall'emigrazione. Ma resta il fatto di un processo di trasformazione generale che ormai si è avviato e che muta rapidamente il volto del paese almeno sotto il profilo del vivere materiale o di quella che oggi si definisce la qualità della vita. Quanto al viver civile Asproni è senz'altro del parere che i governanti siano migliori dfcbi ai limita ad amministrarli malissimo senza educarli, offrendo spettacoli pietosi di inadeguatezza morale al compito assunto. Se il progresso materiale sembra essere a portata di mano, la strada che conduce all'incivilimento culturale e spirituale è ancora lunga e, pensa Asproni, non può essere percorsa avendo come guide il Re e i suol ministri. Ma è salda in lui la certezza che ciò che non fa l'Italia monarchica lo farà presto l'Italia repubblicana: Noi osserva ad un certo punto il deputato sardo abbiamo sterminato numero