Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE PIEMONTESE AMERICA MERIDIONALE 1849-1861
anno <1984>   pagina <275>
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L'emigrazione dal Regno di Sardegna 275
proprio a Torelli si deve la fondazione, nel 1875, della prima società italiana di patronato per gli emigranti.
L'apparente contraddizione tra dichiarazioni come quelle dì Torelli e di Spinola e prese di posizione quali quelle di Sineo e Di Beneveilo va chiarita.
Al di là del discorso di carattere cronologico, data la contemporaneità o comunque il minimo scarto di tempo che divide i due gruppi di interventi, si deve fare un'altra constatazione. Gli elementi contradittori appartengono ad aspetti diversi di uno stesso fatto, l'emigrazione, per sua natura vasto e composito. È ragionevole, quindi, supporre già esistenti embrionalmente, all'interno dell'emigrazione "piemontese", e riferibili ad alcuni specifici aspetti del fenomeno, quei caratteri tipici dell'emigrazione "epidemica" che, negli anni a venire, spopolerà le campagne della penisola; questo pur senza mutare il tradizionale aspetto costitutivo dell'emigrazione (soprattutto ligure) dal piccolo Regno Sardo.
Degno di nota è un dato di fatto costantemente evidenziato nei dibattiti all'interno del Parlamento Subalpino: l'emigrazione, in crescita fino dalla metà dell'800, e problema di importanza enorme per quasi tutti i governi d'Europa, lo diviene anche per il Regno di Sardegna.
Abbiamo inoltre visto come l'incremento degli espatri sia dovuto soprat­tutto a spinte provenienti da squilibri interni al paese: una serie di raccolti perduti, l'eccessiva pressione fiscale su determinate classi.
Non si deve infine sottovalutare il richiamo delle seduzioni agitate dai governi interessati all'afflusso di manodopera europea, anche se in questo periodo non si sente ancora parlare della "piaga" degli agenti delle compagnie di emigrazione, più o meno legati ai suddetti governi, incaricati di battere le campagne per reclutare emigranti.
Le diverse opinioni manifestate da deputati e senatori piemontesi anti­cipano anch'esse in gran parte le posizioni che caratterizzeranno l'analogo dibattito in seno al Parlamento italiano, nel quale saranno presenti molti dei deputati che avevano presa la parola a Torino. Dove, comunque, la maggio­ranza delle voci si era levata in favore dell'emigrazione, sostenuta con moti­vazioni che vanno dalla considerazione del vantaggio per il lavoratore rimasto in patria all'incremento dei rapporti commerciali con i paesi meta d'emigra­zione.
I pochi che abbiamo udito assumere posizione contraria hanno sempre motivato "socialmente" il loro assunto: oltre la più generica condanna del-l'emigrazione in quanto sintomo di debolezza di una nazione, si critica la difficile situazione in cui si dibattono i ceti più bassi.
Del tutto assente è ogni accenno ad eventuali limitazioni della libertà d'emigrare, ed è comprensibile, in quanto la situazione non si presenta tanto grave da spingere ad invocare provvedimenti del genere.
Un concetto simile, di limitazione della libertà individuale, era inoltre completamente estraneo al liberalismo; si può capire in quest'ottica il motivo
59) La società, i cui segretari erano F. Ballerini e A. Brunialli, non andrà esente da critiche per un supposto atteggiamento negativo nei confronti dell'emigrazione anche dopo la fine della sua attività, a cinque anni di distanza dalla fondazione.