Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (VITTORIO EMANUELE II-PIO IX); FERRETTI GABRIELE LETTE
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1984
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280
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Filippo Tamburini
facoltà che si accordano al riguardo: giacché... non potrebbe la Maestà Sua lasciarsi indurre a fare nemmeno una ritrattazione che lascii delle traccie permanenti, quale venne indicata da codesto Supremo Tribunale nelle risposte date ali Vescovo di Mondovì sotto la data dei 5 luglio 1856 . 9>
Tutto questo spiega pienamente l'intervento nella vicenda del cardinale Penitenziere Maggiore come corrispondente qualificato di Pio IX. Infatti è molto esatto il riferimento alla condizione di riparare lo scandalo o di fare una ritrattazione apposta nei Rescritti della Penitènzieria, come appunto sì legge nel Foglio delle facoltà concesse ad annum da Pio IX ai vescovi ed ordinari del Regno di Sardegna il 15 luglio 1856:
Sacra Poenitentiaria ... de speciali et expressa Apostolica Auctoritate, benigne sic annuente SS.mo Domino Nostro Pio pp. IX, attentis peculiaribus circumstantiis, omnibus Venerabilibus in Christo Patribus Archiepiscopis, Episcopis, ceterisque dilectis in Christo locorum Ordinariis in Regno Sardiniae sequentes ad annum duraturas concedit faeultates, quibus sive per se sive per idoneas Personas ecclesiasticas ad hoc specìaliter deputandas prò Grege sibi commisso uti licite valeant.
I. Absolvendi a censuris et poenis ecclesiasticis omnes et singulos poenitentes, qui prò lege contra bona, jura et personas ecclesiae data die 29 maii 1855 suffragi a dederunt vel eidem legi adhaeserunt aut eius promulgationi sive executioni cooperati sunt, dummodo tamen retractationem, sufficienter publicandam ad reparandum illatum scandalum et iniuriam ecclesiae factam, emiserint, veraeque resipiscentiae signa exhibuerint ... Ceterum summopere curandum erit ut in singulis casibus scandalum omnino removeatur. Datum Romae in S. Poenitentiaria die 15 Julii 1856 .10)
Nella lettera si accenna espressamente a ripetuti e falliti tentativi compiuti dal Re presso Pio IX per una riconciliazione della sua coscienza; [il Re] mi parlò dei passi che promosse a tal uopo ripetutamente presso di Sua Santità e che, se non ebbero quel felice successo a cui Sua Maestà ambisce, è conscio a se stessa che non potrebbe ciò attribuirsi a mancanza di sua personale devozione ed attaccamento alla Sede Apostolica. Non è questa certo la sede per giudicare della buona fede del monarca e della continuamente asserita sua devozione al Papa ed alla Chiesa. Della buona fede del Re non sembra doversi dubitare anche se puntualmente contraddetta dai suoi comportamenti politici ma è certo tuttavia che egli era alla ricerca di contatti col pontefice, sia per acquietare la propria coscienza che per addolcire la pena a lui recata con i suoi gesti. Com'è noto le relazioni
9) Non conoscendo il testo delle risposte della Penitènzieria alle quali si fa qui riferimento, non sarà superfluo riportare in Appendice II il testo di due lettere scritte dal Ghilardi, vescovo di Mondovì, al card. Ferretti in data 22 agosto 1855 e la risposta della Penitènzieria del 6 settembre di quello stesso anno. A proposito del Ghilardi, riportiamo il giudizio di A. C. JBMOLO (// Partito Cattolico piemontese e la legge Sarda soppressiva delle Comunità religiose, in II Risorgimento Italiano, XI-XII, 1-17, 1919, p. 19): Mons. Giovanni Tommaso Ghilardi, domenicano, Vescovo di Mondovì, forse di tutti i prelati il più avverso al nuovo ordine di cose .
10) n testo qui riportato è tolto da una pagellina di facoltà a stampa esìstente nell'Archivio della Penitènzieria.