Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (VITTORIO EMANUELE II-PIO IX); FERRETTI GABRIELE LETTE
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1984
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pagina
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281
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Vittorio Emanuele II e Pio IX 281
dirette tra i due personaggi iniziarono fin dal 1847, quando Pio IX fu padrino di battesimo della principessa Maria Pia, futura regina di Portogallo.
Il Dalla Torre parla dell' incalzare ripetuto e febbrile di personali, segrete iniziative di emissari nascostamente inviati a Roma per proporre... ulteriori possibili arrangiamenti, specie in campo religioso e pastorale .m Non era in fondo trascorso molto tempo dal tentativo di mediazione presso Pio IX fatto nel luglio 1855 dall'abate Gazzola, da poco reintegrato nelle funzioni sacerdotali proprio per indulgenza del pontefice, ma quest'ultimo non potè fare a meno di definire sfrontato un tale tentativo.,2)
Con la lettera del Rinaldi del 20 febbraio 1859 si apre il carteggio segreto ed inizia la Posizione di Archivio Affari di Piemonte, come dimostra la nota autografa del card. Ferretti apposta nel margine superiore destro della lettera stessa: Detur Responsum iuxta minutam a nobis scriptam et a SS.mo adprobatam et tradatur Agenti. Positio sigiliis munita reponatur in Archivio a nomine aperienda, nisi a Cardinali Maiori Poenitentiario vel de eius licentia, cum inscriptione: Affari di Piemonte .
Il Segretario della Penitenzieria di quel tempo, morìs. Lorenzo Peirano, di cui è riconoscibile la caratteristica mano, annota la data ed il protocollo della risposta del card. Ferretti: Taurinen[sis], Rex. Exped[ita] die 12 mar-tii 1859 . Dal confronto delle date tra le due lettere si vede come la risposta di Roma tardò venti giorni ed il cardinale sente perciò l'obbligo di giustificarsi. Il tono di essa è quanto mai cordiale e rispettoso, tuttavia assai fermo sui concetti dell'obbligo della riparazione sia pure indiretta dello scandalo e del danno arrecato, unito al proposito fermissimo di non approvare giammai né segnare alcun progetto o Legge lesiva dei diritti della Chiesa, come purtroppo ha pratticato per il passato la Maestà Sua . È questo l'unico accenno concreto ai fatti, ma per il resto il tono della lettera è del tutto pastorale, con un appello esplicito alla perspicacia e prudenza di chi dirige la coscienza di Sua Maestà.
La pronta risposta del 18 marzo del Vicario di Alba (n. 3) contiene una circostanziata ed insieme abile difesa del Re circa le cose che ha fatto e che deplora , spinto a farle dalle persuasioni di falsi consiglieri , tra cui in particolare uno che pei suoi più stretti rapporti colla Chiesa e col Capo Visibile di essa avrebbe dovuto dare ben altro consiglio . Non è facile individuare il personaggio a cui il Vicario di Alba intende riferirsi con queste parole, che riflettono il pensiero del Re. Questi nella sua lettera del 29 maggio successivo, parlando della soluzione del caso Vercellana, dirà al Pontefice che tutti i suoi ministri erano d'accordo con lui, salvo uno che non è forse il più amico di Lei, Beatissimo Padre,13) e s'intende il Cavour. Ma qui il contesto è completamente opposto e forse se non andiamo errati il falso consigliere che aveva stretti legami con la Chiesa e col Papa potrebbe essere Massimo d'Azeglio, il quale, appartenente a notissima famiglia catto-
10 P. DALLA TORRE, Pio IX e Vittorio Emanuele II. Dal loro carteggio privato negli anni del dilaceramento (1865-78), Roma, Istituto di Studi Romani, 1972, p. 18.
12) PIRRI, I, 1, pp. 216-218; I, 2, pp. 129-131.
13) PIRRI, II, 2, p. 83.