Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (VITTORIO EMANUELE II-PIO IX); FERRETTI GABRIELE LETTE
anno <1984>   pagina <284>
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Filippo Tamburini
vennero invece il can. Formica, Rettore del Seminario di Alba, e l'abate Stellardi, cappellano del Re. Il Vicario di Alba, inoltre, cogliendo un prece­dente invito del Penitenziere Maggiore espresso alla fine della lettera del 28 marzo, approfitta per far presente che la cessazione della nota pratica scandalosa , era già da molto tempo oggetto delle [sue] sollecitudini e che, proprio per le buone disposizioni dimostrate in proposito dall'oratore, era stato possibile iniziare quella corrispondenza.
La tempestiva, breve risposta del card. Ferretti del 19 aprile (n. 6), nell'accusare ricevimento della lettera del 13 di quel mese (i corrieri funzionavano bene!), insiste sul fatto che l'atteso scritto autografo del Re, riguardante soprattutto la rimozione dello scandalo, doveva essere conse­gnata a mano sicura e non spedita per posta.
Nella successiva lettera, scritta il 23 aprile (n. 7), il Rinaldi facendo riferimento alla sua precedente del 13, rende noto che a notte inoltrata e dopo avere percorso un lungo tratto di cammino reso assai più disastroso da fitta pioggia , era avvenuto l'incontro col Re, il quale doveva poi rag­giungere frettolosamente l'armata che era prossima ad essere attaccata dal nemico . Sappiamo a questo proposito dallo Sclopis che il Re doveva rag­giungere il Quartier Generale dell'Armata il lunedì 25 aprile, e che esso in quel momento era posto a San Salvatore Monferrato in provincia di Alessandria. 16>
Il Rinaldi accenna poi allo stato di angoscia in cui si trovava la coscienza del Re, a causa dei rischi mortali che stava per correre in guerra. Questi stessi sentimenti sono espressi ancor più chiaramente nella lettera autografa del 25 maggio, scritta dal Re a Pio IX e di cui si dirà, nella quale il Sovrano fa notare che egli comanda in persona l'esercito, che si è già coinvolto in scontri sanguinosi e quindi è in pericolo di morte ad ogni istante . Si deve ritenere sincero il desiderio del Re di rientrare nella grazia del SS.mo Padre ed in quella di Dio , mentre va incontro alla battaglia, perché è noto che egli è un buon cattolico anche se non è un devoto e che l'inferno è l'unica paura di cui la natura l'abbia fatto capace .17)
In quanto alla lettera autografa richiesta da Pio IX, il Rinaldi fa notare
té) cfr. F. SCLOPIS, Diario Segreto (1859-1878), a cura di P. PIRRI, Torino, 1959, p. 105: 23 aprile [1859]. Il Re partirà lunedì 25 per andare ad ispezionare tutti gli accam­pamenti dell'armata; p. 114: 1 maggio [1859]. Oggi circa le nove antimeridiane il Re partì per il suo Quartier generale posto a San Salvatore . Il 30 aprile, come attesta ancora il conte Sclopis (p. 113 deM'ed. Pirri). anche Io Stellardi, cappellano del Re e del Quartiere generale, partiva per l'Armata ed in tale occasione, egli disse al Conte, nel salutarlo, che il Re aveva scritto al Papa per assicurarlo che non avrà nulla da temere per le nostre mosse e che sarà sempre difeso dal Re e dalle sue truppe. 11 Pirri (Carteggio privato II, 1, p. 79 e II, 2, p. 83) afferma giustamente a questo proposito che nel fascicolo della corri­spondenza di Vittorio Emanuele conservato nell'archivio particolare di Pio IX è nell'archivio personale di Vittorio Emanuele, una lettera di questa data e di questo tenore non si conserva, come neppure la risposta. Anche il P. Ballerini (Civiltà Cattolica, XIV, 3, p. 266) ch'ebbe agio di consultare il fascicolo ancor vivente il papa, ne ignora l'esistenza. Non c'è dubbio che si tratta proprio della lettera del 23 aprile, della quale lo Stellardi avrà avuto notizia dal Re medesimo ma senza poterla leggere, perché di quanto affermato dal Re non esiste in essa alcuna traccia.
<7) DALLA TORME. Pio IX e Vittorio Emanuele II e il., p. 15.