Rassegna storica del Risorgimento
CARTEGGI (VITTORIO EMANUELE II-PIO IX); FERRETTI GABRIELE LETTE
anno
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1984
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pagina
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285
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Vittorio Emanuele II e Pio IX 285
che il Re era assai ben disposto a scriverla nonostante che la situazione politica gliene togliesse il tempo (era ormai iniziata la seconda guerra d'indipendenza), ma avendo egli stabilito di regolare la sua condotta sposando la Donna che ormai portava il tìtolo di Contessa di Mirafiori e Rivofreddo, e dalla quale aveva avuto già due figli, con un matrimonio segreto e di coscienza , era necessario coonestarsi anzitutto con la S. Sede .
Infine il Vicario di Alba tiene ancora una volta a precisare che di tale argomento egli si era già occupato nelle precedenti lettere, ma limitandosi a toccarlo alla lontana perché il Re aveva proibito di farne parola con chicchessia, e, soltanto alla condizione che la trattativa sull'affare Vercel-lana restasse assolutamente segreta, egli aveva permesso che se ne scrivesse a Roma.
In realtà se era nota da tempo (cioè sin dal matrimonio della principessa Clotilde nel gennaio '59) la volontà del Re di sposare la Rosina,18) a tal punto che da molti si creda che quell'unione sia già seguita , come è detto nella lettera del Rinaldi, mentre è assai combattuta da un partito costituito soprattutto dai ministri Cavour, Nigra e Rattazzi, non era nemmeno ignota la parte che il can. Rinaldi aveva in questa faccenda, se il conte Sclopis ne era venuto a conoscenza già dal 30 marzo: Mi vien detto che l'ecclesiastico al quale il Re si diresse nei mesi scorsi per sposare la Rosina era... il can. Rinaldi, Vicario Capitolare di Alba, il quale dee essersi governato con molta disinvoltura, onde il primo disegno del Re andò fallito. Ma credo che alla fin fine Rosina finirà per diventare moglie del Re.19)
Certamente il povero Vicario di Alba era nell'insieme assai preoccupato, sia per il soddisfacente compimento d'un affare (il progetto matrimoniale) che è dei più importanti dello spinoso mio ministero , sia perché il Re partiva per la guerra senza che prima si sia dato sesto agli affari di sua coscienza . Perciò lo aveva esortato, secondo le buone regole di morale circa gli occasionarii, a rendere remota l'occasione di peccato, ad aprire le angustie di sua coscienza ad un discreto confessore , e a non esporsi troppo alla fortuna delle armi.
A questo punto andrebbe inserita nella corrispondenza una lettera del card. Ferretti, datata 7 maggio (n. 8), la quale, però, manca nel carteggio e non è conosciuta dal Pirri. Il Rinaldi la cita espressamente nella sua del 28 di quello stesso mese (n. 11): In seguito alla comunicazione del... venera-tissimo Dispaccio che Vostra Eminenza Rev.ma degnavasi rivolgermi il 7 scadente [mese] . Questo dispaccio del 7 maggio doveva essere di tono assai incoraggiante, sino a convincere il Re a scrivere direttamente a Pio IX, come richiesto nella lettera del card. Ferretti del 28 marzo precedente (n. 4). Lo scritto autografo di Vittorio Emanuele II, datato 25 maggio (n. 9) è edito dal Pirri: 21> in esso il Sovrano, dopo aver fatto riferimento a quanto ascol-
w> SCLOPIS, Diario Segreto eh., 30 gennaio e 2 febbraio; PIRRI, II, l, p. 80 sgg.
9) PIRRI, II, 1, p. 82.
2Q Va notato del resto che l'ultima lettera giunta da Roma reca la data del 19 aprile (n. 6) e la successiva avrà quella del 9 giugno (n. 12); manca quindi un anello intermedio del carteggio.