Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (VITTORIO EMANUELE II-PIO IX); FERRETTI GABRIELE LETTE
anno <1984>   pagina <289>
immagine non disponibile

Vittorio Emanuele II e Pio IX
289
// di riconciliarsi sinceramente colla Chiesa mi parlò dei passi che promosse a tal uopo ripetutamente presso di Sua Santità e che se non ebbero quel felice successo a cui Sua Maestà ambisce, è conscio a se stessa che non potrebbe ciò attribuirsi a mancanza di sua personale devozione ed attaccamento alla Sede Apostolica, che mi palesò con molta espres­sione essere illimitata e cordiale.
La Maestà Sua si dichiarò disposta a cogliere avidamente ogni favorevole occasione che saranno per offrirle il tempo e le circostanze per provare al Beatissimo Padre la sincerità di questi sentimenti e per far tutto quello che l'attuale forma di Governo lascia a sue mani a fine di ricondurre la concordia tanto sospirata tra la Chiesa e lo Stato; cosa che le starebbe grandemente a cuore, come a figlio della nostra Cattolica Chiesa ed a capo d'un Regno Cattolico.
Alle quali disposizioni l'augusto Monarca si sarebbe mostrato pronto ad aggiungere le altre tutte che si richieggono, onde prepararsi degnamente al ricevimento dei Santi Sacra­menti, da cui è da parecchi anni tenuto lontano con sommo dolore del religioso suo cuore, ed anche di me, nel distretto della cui giurisdizione fissò stabilmente sua principale resi­denza4) dopo la tuttora lamentata perdita delle nostre piissime regine5) che lasciarono un si gran vuoto nella reggia e nello Stato. //
La principale difficoltà, da quanto ho potuto rilevare, consisterebbe nel compimento della condizione di riparare lo scandalo, la qual condizione è solita apporsi dalla S. Peni-tenzieria alle facoltà che si accordano al riguardo: giacché per la specialità della sua posi­zione non potrebbe la Maestà Sua lasciarsi indurre a fare nemmeno una ritrattazione che lascii delle traccie permanenti quale venne indicata da codesto Supremo Tribunale nella risposte date al Vescovo di Mcndovi sotto la data dei 5 luglio 1856.6)
Ciò non di meno la Maestà Sua confida e spera che il pietosissimo cuore del Padre comune dei fedeli l'amatissimo Signor nostro, investendosi delle specialissime circostanze del caso, vorrà nell'immensa sua bontà cercar modo di consolarlo, e mi dà l'onorevolissimo inca­rico d'umiliargliene calde ed ossequiose preghiere, come faccio con questo riverente mio foglio e con interporre i potenti e benevoli uffizii della Eminenza Vostra Rev.ma.
Io formo ardentissimi voti perché la grazia di nostro Signore Gesù Cristo, tornando pel canale de' Sacramenti ad abitare quanto prima nell'animo d'un Re, il quale in tutti i colloquii che ebbi con lui mi ha sempre mostrato molta stima e molto afletto per quella religione in cui fu allevato con tante amorose cure e che formò una sì bella serie di santi ne' suoi antenati, renda stabili ed efficaci i proponimenti // che mi espresse a favore di essa e prepari per le Chiese del Piemonte un miglior avvenire.
In attenzione di que' riscontri, di cui Vostra Eminenza Rev.ma si degnerà di essermi cortese e che sono aspettati con ansietà dal Re, mi dò l'onore di prostrarmi con profon­dissima venerazione al bacio della Sacra Porpora.
Di Vostra Eminenza Revjna Umilissimo, Devono ObbLmo Servitore
S. Rinaldi Vicario Generale Capitolare
4) Distretto di Alba e forse la parrocchia di S. Damiano.
5) La morte cioè della Regina Madre Maria Teresa e della Regina Maria Adelaide, sposa del Re.
6) Non conosciamo questa risposta della Penitenzieria del 5 luglio 1856 a Giovanni T. Ghilardi, vescovo di Mondovì, ma per quanto riguarda le norme relative alla riparazione dello scandalo è sufficiente tenere presente la Pagella di facoltà per i Vescovi del Regno di Sardegna delia stessa Penitenzieria datata 15 luglio 1855 (cfr. sopra); per il Ghilardi vedi l'Appendice II.