Rassegna storica del Risorgimento

CARTEGGI (VITTORIO EMANUELE II-PIO IX); FERRETTI GABRIELE LETTE
anno <1984>   pagina <291>
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Vittorio Emanuele li e Pio IX 291
e che deplora, non fu già addotto da mal animo verso la Chiesa ed il Sommo suo Pontefice, ma piuttosto dalle persuasioni di falsi // consiglieri (fra i quali mi pare di aver potuto travedere che vi ebbe pur troppo gran parte chi pei suoi più stretti rapporti colla Chiesa e col Capo Visibile di essa avrebbe dovuto dare ben altro consiglio)7) e dall'idea che gli venne ingerita di servirsi d'un suo proprio diritto, non meno che dal desiderio di evitare mali maggiori. A prova del che mi recò in mezzo il progetto sulla secolarizzazione del matrimonio, che usò di tutta la sua influenza per far andare a monte in Senato, tosto che gli venne fatto conoscere che esso era lesivo dei diritti di Dio, della Chiesa e della Sede Apostolica.8)
Quanto poi alla riparazione di che si tratta, avrebbe rinnovato la promessa già altre volte esternata di prendere volentieri e con premura ogni incontro che gli avvenimenti sieno per fornirgli, di farla in ogni miglior modo efficace e manifesta onde dare esempio non equivoco al pubblico del suo sincero attaccamento alla Chiesa ed al Supremo Gerarca, come pure alle sue leggi ed ordinazioni. Ma nelle difficilissime ed oltre modo intricate condizioni presenti egli non si sentirebbe di accingersi ad altri atti di edificazione da quelli che consi­sterebbero nel ripigliare l'uso intermesso di compiere ai suoi doveri religiosi non solo con tutta esattezza, ma anche in cospetto dei fedeli e facendo inoltre qualche opera esterna e speciale di divozione e pietà, come sarebbe a modo di esempio la S. Comunione nella Chiesa parrocchiale, nel cui distretto dimora,9) ed anche qualche visita e limosina alle Chiese ed ai corpi religiosi. Al qual uopo, nel particolar di questa diocesi, godo segnalare fin d'ora alla Eminenza Vostra R.ma come per disposizione di esso si continui al Parroco di sua residenza il pagamento / di assai pingue congrua che a senso della sgraziata legge dei 29 maggio 1855 non sarebbe più dovuta,10) e come io abbia pure ottenuto un annuo sussidio di lire 2.600 a favore di queste nostre sante Domenicane uì che la detta legge riduceva a gravi strettezze.
La Santità dell'augusto nostro Signore saprà con quell'occhio e giusto e benigno, che le attribuisce la doppia qualità di Supremo Giudice e Padre di tutta la Cristianità, vedere se siffatte disposizioni sieno sufficienti a ricattare all'Oratore la grazia di Dio e della Sede Apostolica. Ma i ripetuti e serii esperimenti che io feci in proposito, mi lasciano pur troppo ben poca speranza che siensi per ottenere più esplicite prove, almeno finché sarà per durare questa corrente di cose che atterra e minaccia tutto quanto non le riesce di trascinare con sé ed il cui impeto, come mi insinuava l'Oratore, è più agevol cosa infrenare dirigendolo con prudenza ed avvedutezza a miglior fine, che arrestare urtandolo di fronte.
Ciò non di meno io ho piena fiducia in quel Dio che per amor dell'uomo sacrificò Io stesso suo Figliuolo Unigenito, ed in Colui che esso lasciò su questa terra a Ministro e Vicario di sua potenza e bontà e la cui Apostolica Benedizione con tutta la forza dell'osse­quiosissimo e deditissimo animo mio imploro sopra l'oratore, la mia povera persona e questa tuttora vedova Diocesi.12)
Prego perciò umilmente la squisita cortesia della Eminenza / Vostra Revjna a voler
7) Forse Massimo d'Azeglio, presidente del Consiglio dal 1849 al 1852.
8) PIRRI, I, pp. 79-94.
9) Come si è detto, si tratta probabilmente della parrocchia di S. Damiano in Alba.
*0) È la legge Rattazzi per la soppressione delle Corporazioni religiose; sul significato e le reazioni dei cattolici ad una tale legge, vedi A. C. JEMOLO, // Partito Cattolico pie­montese cit.
H) Sono le Suore Domenicane del Monastero della beata Margherita di Savoia di Alba.
,2) La diocesi dì Alba Pompca era vacante dal 1854, per la morte del vescovo Costanzo Michele Fea, e vi restò a lungo, forse a motivo della ipotesi di soppressione ventilata dal Governo piemontese, finché nel 1868 venne nominato mons. Eugenio Roberto Galletti,