Rassegna storica del Risorgimento
BRIGANTAGGIO; KLITSCHE DE LA GRANGE TEODORO
anno
<
1984
>
pagina
<
306
>
ALLE ORIGINI DEL BRIGANTAGGIO POLITICO NEGLI ABRUZZI: LA SPEDIZIONE DEL COLONNELLO TEODORO KLITSCHE DE LA GRANGE. OTTOBRE 1860
Sono assai note le vicende di quell'incontrollato e subitaneo moto contadino delle province meridionali d'Italia, che va sotto il nome di brigantaggio politico. Esso, esploso all'indomani dell'Unità, divampò rapidamente, dando al fatto unitario ed alla conquista piemontese, per circa un decennio, una fragilità e precarietà da allarmare l'opinione pubblica interna ed internazionale e da creare dubbi, non certo privi di fondamento, sulla effettività della adesione spontanea delle popolazioni meridionali al Regno subalpino e sulla veridicità dei plebisciti per l'annessione.
Per la stesura del presente lavoro mi è sembrata assai illuminante una serie di documenti ufficiali dell'Archivio Borbone di Napoli, documenti che riporto nelle pagine che seguono, dopo averli posti in luce prospettica nei confronti e della politica napoletana degli ultimi mesi della guerra e di quella svolta dal governo esule a Roma nel decennio successivo. Queste carte, se costituiscono una fonte per la comprensione di questa linea di condotta, ancor più, forse, ci illuminano sulle origini del brigantaggio politico negli Abruzzi e in tutto il Regno, costituendo esse il primo tizzone gettato ad incendiare la polveriera di scontenti, odi di classe, misoneismo e paura delle popolazioni rurali del Sud.
Per tentare una ricostruzione unitaria dei lineamenti generali della politica del governo napoletano a Roma, bisogna, anzitutto, delimitare bene i termini temporali della ricerca, perché, a mio avviso, essi non corrispondono esattamente al periodo di tempo in cui la Corte esule risiedette effettivamente nell'Urbe.
Il termine finale non abbisogna di delucidazione: esso non consiste in un atto solenne, in un gesto storico di rinuncia; esso si va realizzando lentamente, inesorabilmente, con il morire delle speranze, con lo svanire dei sogni di restaurazione. Assai prima del 20 settembre 1870, a Palazzo Farnese, si respirava aria di liquidazione e man mano, un anno dopo l'altro, la fiorente emigrazione napoletana dei primi tempi si andava facendo più sparuta, meno audace, più proclive a reclinare su memorie e recriminazioni, che ad elaborare un programma politico qualsiasi. Ma vi è di più: col passare del tempo, come avviene fatalmente a tutte le emigrazioni, quegli uomini si staccavano in modo drammatico dalle reali radici dei problemi della loro terra. Perciò l'osservazione acuta dei fatti di ogni giorno, la conoscenza perfetta e lucida dei mali del paese, che traspaiono nette ed incisive nei primi scritti dei