Rassegna storica del Risorgimento

BRIGANTAGGIO; KLITSCHE DE LA GRANGE TEODORO
anno <1984>   pagina <307>
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Sul brigantaggio negli Abruzzi 307
migliori emigrati, come nell'UlIoa e nei Proto di Maddaloni, U divengono, in quelli posteriori, querula e vana lamentazione, quando anche, come nei minori ed in certa misura nello stesso Ulloa, non si trasformino in una reale invo­luzione di pensiero verso visioni politiche sorpassate2) e non più consone alle esigenze nuove del paese, oppure in memoriali in difesa del proprio operato: non più politica, ma sterile ed acrimoniosa libellistica.
Il problema del termine iniziale dell'estrema politica del governo napo­letano presenta qualche difficoltà in relazione, soprattutto, alla enigmatica figura del principe da cui promanavano o dovevano promanare gli impulsi e le direttive per una azione univoca e costante. Questo primo scoglio ci porta immediatamente a cozzare contro il secondo che è quello principale, d'altro canto, in ogni ricerca storica: quello delle fonti. Infatti, considerando la figura di Francesco II per quella che è, una contraddizione vivente, mi eterno pencolare fra questa e quella soluzione, ogni suo atto o comportamento non può avere alcuna rilevanza o ne può avere ben poca. Non quindi l'atto sovrano del 25 giugno 1860, non le varie circolari alla diplomazia, non il proclama dell'8 dicembre 1860, pomo della discordia fra le correnti politiche, accesissime ed mimicissime, che travagliarono poi, negli ultimi mesi nel Regno e nell'esilio romano, l'emigrazione napoletana. Tanto meno ci sovven­gono le memorie stampate in quegli anni da parte unitaria e da parte autono­mista: che esse, tranne alcuni casi, sono libellistica non suscettibile di valu­tazione storica, ma al più indici significativi di un costume, di un modo di essere della lotta politica italiana di allora e non solo di allora. Cosa ci resta, dunque? Un materiale assai vasto e farraginoso contenuto negli archivi, qual­che scritto non privo di obiettività e, soprattutto, una serie di profili bio-
i) p. CALÀ-ULLOA, Delle presenti condizioni del Reame di Napoli, Italia, 1862. F. PROTO CARAFA PALLAVICINO, DUCA DI MADDALONI, Mozione d'inchiesta presentata al Parlamento italiano il 20 novembre 1861. Le due operette sono state riedite da me, insieme a scritti di Enrico Cenni e Giovanni Manna, in G. F. DE TIBERIIS, Le Ragioni del Sud, Napoli, E.S.I., 1969. Su P. Calà-Ulloa si veda anche la voce di A. SCIROCCO in Dizionario biografico degli Italiani, voi. XVI, Roma, 1973.
2) Al riguardo è interessante rilevare il mutamento in Pietro Calà-Ulloa. In L'abdica­zione, la partizione e la leder azione d'Italia, che è del 1868, egli torna, con la massima disinvoltura alle condizioni dell'armistizio di Villafranca del 1859: restaurazione di tutti i principi della penisola e federazione d'Italia. Posizioni del genere erano state abbandonate dallo stesso governo napoletano fin dall'estate del 1860, nel famoso tentativo del Manna e del Winspeare per una lega fra le due Italie. Per una interpretazione degli scritti dell'UUoa come lavori d'ufficio, lontani, cioè, dal suo reale credo politico, vedi G. DORIA, introduzione ad Un Re in esilio, di P. CALÀ-ULLOA, Bari, Laterza, 1929. Per i ritorni ancora più indietro negli scrittori borbonici, sono istruttive le letture delle opere del Palomba e del Malvica; si sostiene l'esigenza di una federazione che comprenda i paesi di nazionalità italiana anche se sottoposti a Stati esteri. Avrebbero dovuto, quindi, far parte di tale federazione, anche l'Austria per il Veneto e la Francia per la Contea di Nizza. L'idea, peregrina per i suoi tempi, era stata in via di attuazione in funzione antifrancese, cfr. G. Nuzzo, Italia e Rivo­luzione francese, Napoli, Liguori, 1965. Questa coincidenza induce a pensare che i due scrittori borbonici abbiano avuto la possibilità di consultare le carte che il Re portò via da Napoli,> attualmente A.S.N., Archivio Borbone, Carte Acton, fascio 214 e che quindi la loro opera fosse di ispirazione ufficiale. Sulla attività della corte di Francesco II a Roma, v. L. MIRA, in II Palazzo Farnese e l'emigrazione napoletana in Roma. Memorie politiche del cav. L. Mira, Napoli, 1865.