Rassegna storica del Risorgimento
BRIGANTAGGIO; KLITSCHE DE LA GRANGE TEODORO
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1984
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310 Giuseppe F. de Tìberiis
dopo un esilio decennale) e da lontano il marchese Luigi Dragonetti, anche egli esiliato, ma strenuo difensore dell'autonomia meridionale.6)
Vi furono anche uomini di ben diversa provenienza politica in posizione equivoca ed ambigua: come il repubblicano Giuseppe Ricciardi7) e Giovanni La Cecilia; con soggetti di tal fatta non era certo possibile una alternativa reazionaria al caos che regnava in Napoli. La stessa congiura del conte d'Aquila, vista in questa dimensione, si riduce ad un tentativo di instaurare un certo ordine e di esautorare gli unitari che; givano allo scoperto per salvare l'autonomia meridionale nell'ambito degli ordinamenti statutari. Ce ne fa fede un lungo memoriale di Pietro Calà-Ulloa sugli avvenimenti di quei giorni, conservato nell'Archivio di Stato di Napoli.8) Tanto I'Ulloa che il Re risultano a parte dei propositi del conte d'Aquila il che esclude ogni sospetto di reazione ; l'esilio del conte fu quindi una mossa politica per tranquillizzare Don Liborio. D'altro canto il Re e lo stesso Ulloa non smisero di cercare si badi bene, sempre fra uomini moderati e liberali qualcuno che si assumesse l'onere di formare un nuovo governo capace di salvare l'indipendenza napoletana. Su questo terreno cioè sull'autonomia si realizza l'incontro concreto fra i due partiti, o franse di partiti, quello liberale-borbonico e quello rivoluzionario non unitario: il primo vedeva nell'unità la fine della libertà napoletana e nella Monarchia, rinnovata dai reggimenti costituzionali. Tunica garanzia per l'indipendenza del paese; il secondo vedeva per la prima volta realizzarsi un vecchio sogno proprio di tutte le rivoluzioni e di tutte le utopie: avere, cioè, una base territoriale, non fare la rivoluzione negli Stati, ma governare uno Stato in rivoluzione, donde partire per il riscatto dell'Italia e dell'Europa.
L'entrata di Garibaldi in Napoli vanifica molte delle cose poco chiare
) Luigi Dragonetti, deputato al Parlamento napoletano nel 1821, fu, nel 1848, ministro degli esteri del Governo costituzionale. Pur essendo di idee liberali molto moderate, fu arrestato in seguito alla reazione del 1849. Nel 1852 riuscì a lasciare il Regno ed a rifugiarsi a Malta. Nel 1860 cercò di salvare l'indipendenza o almeno l'autonomia meridionale, mostrandosi propenso a dar credito alla buona volontà costituzionale del giovane Francesco II. Dal 1861 al 1871 fu senatore del Regno d'Italia. Sul marchese Luigi Dragonetti, vedi lo studio di C. MAGNI, Profilo dragonettiano, Padova, CEDAM, 1966 e l'ampia bibliografìa ivi riportata.
7) N. Nisco, Storia civile del Regno di Napoli, Napoli, Morano, 1890, voi. V, pp. 120-121. Il Nisco asserisce che il Ricciardi, fratello del conte di Camaldoli, abbia avuto parte alle mene legittimistiche di questi, nella famosa coneiura che prese il nome dal conte reazionario.
) A.S.N., Archivio Borbone, Fascio 1134, foli. 997-999. Tale appunto fu utilizzato anche da A. SALADINO in L'estrema difesa del Regno delle Due Sicilie, Napoli, I960. Questi ne parla come di un rapporto per il Re. ma per la forma e per altro, a me sembra una bozza delle memorie dello stesso Ulloa. Cfr. Delle rivoluzioni nel Reame di Napoli, Memorie di P. Calà-Ulloa, duca di Lauria, manoscritto presso il Museo Centrale del Risorgimento di Roma, voli. 670-673, voi. IV, pp. 543-558 e Biblioteca Vittorio Emanuele III di Napoli, Mss. XI, foli. 42-43. Sulla stessa linea del Saladino si pone A. ROSADA nella prefazione alla ristampa dell'opera dell'Ulloa, Marie Caroline d'Aulrìche et la conquète du Royaume de Naptes e 1806, del 1872, riedita a Napoli, da Berisio, nel 1968, traci. di U. Pannuti.