Rassegna storica del Risorgimento

BRIGANTAGGIO; KLITSCHE DE LA GRANGE TEODORO
anno <1984>   pagina <311>
immagine non disponibile

Sul brigantaggio negli Abruzzi 311
che erano avvenute e che stavano per avvenire e contribuisce a mettere nella giusta luce la posizione dello stesso Re e dei suoi seguaci. Non tutti i liberali moderati lo seguirono a Capua ed a Gaeta; quelli che gli resteranno fedeli non saranno più gli unici a contare nei consigli del Sovrano; l'uscita da Napoli, provoca il risveglio dei reazionari ed il loro riawicinamento al Re, con tutta l'influenza che può avere chi è puro, chi non ha tradito, nel cuore di un uomo abbandonato e venduto anche dai più vicini e dagli stessi fami­liari. Ma gli assolutisti, a loro volta, non saranno più soli, come un tempo lo erano vicino a Ferdinando II; lo sparuto gruppetto liberale, capeggiato dail'Ulloa, farà sentire il suo peso, difendendo le promesse costituzionali. Ma di volta in volta che l'una o l'altra fazione avrà il sopravvento, prevarranno nell'anima del Re i propositi dell'uno o dell'altro gruppo, realizzandosi in tal modo quel moto perpetuo fra soluzioni opposte, che fu la politica costante di Francesco II.
Uscito l'8 settembre da Napoli, Francesco II è intento a riorganizzare l'esercito per le ultime, decisive battaglie. Certamente non vi era più il tempo per i mezzi termini e se ora bisognava agire con decisione e coerenza, si impo­neva una scelta anche politica: il costituzionalismo era stato debolezza, i liberali una massa di traditori. Dunque solo gli altri potevano garantire forza e lealtà ed agli altri, sempre disponibili, era tempo di fare ricorso.
Questo ritorno a viso aperto a forme assolutistiche, nel periodo 8 set-tembre-8 dicembre 1860, viene normalmente sottaciuto, sicché le riafferma­zioni costituzionali del proclama di Gaeta, che è appunto dell'8 dicembre, sembrano solo una ripetizione categorica di un principio già saldo ed ormai costante della politica borbonica del 1860. Ma in base all'atteggiamento as­sunto in quei mesi dal Re e dalla Corte, crediamo di poter sfatare questa leggenda di un Francesco II sinceramente costituzionale, di un Francesco II diverso da suo padre. Anche per il nuovo Re, come per il vecchio, la Carta costituzionale fu uno strumento politico da adottare e dismettere secondo la opportunità del momento. In questa luce, anche il proclama di Gaeta, che sembra segnare il ritorno a forme costituzionali, abbandonate per le neces­sità della guerra, non risulta essere altro che un gesto dettato da un interesse internazionale contingente: quello, cioè, di mostrare all'Europa e segnata­mente all'Inghilterra ed alla Francia, che la guerra piemontese era ingiusta, in quanto non mirava a dare libertà ad un popolo che già l'aveva e forse più ampia, ma ad estendere il dominio dei Savoja. Ma fino all'8 dicembre Fran­cesco II aveva fidato solo negli assolutisti ed aveva visto la salvezza del suo trono non tanto nella fiducia che la sua parola di Re costituzionale poteva far sorgere nelle potenze, quanto nel suscitare reazioni nelle province.
Un documento significativo di tale nuova linea politica è quello contenuto nelle istruzioni per la Brigata Volontari stanziati ad Itri. Questo è un atto di ima gravità che supera la dimessa forma con cui è redatto e, per quanto diretto ad un minimo settore, per di più irregolare, delle truppe napoletane, si distacca dalla modestia dei destinatari per assurgere al valore sostanziale di un messaggio politico di portata generale, in cui si manifesta chiara la nuova linea di azione del governo.
Esso, a mio giudizio, è una contro-Costituzione; l'antitesi dell'atto sovrano del 25 giugno 1860. Lo riporto integralmente: