Rassegna storica del Risorgimento

BRIGANTAGGIO; KLITSCHE DE LA GRANGE TEODORO
anno <1984>   pagina <313>
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Sul brigantaggio negli Abruzzi 313
senza far motto di istituzioni pubbliche, le quali, dipendendo dal Re, non bisogna intorno l'avvenire svegliar apprensioni e timori da un lato né smodate passioni dall'altro.
N.B. L'intera libertà di movimento al comandante, mantenimento delle Colonne a spese delle Casse Comunali e Provinciali. 12)
Sulla base di queste preziose istruzioni, Teodoro Klitsche de La Grange inizia la sua spedizione, una digressione per gli Abruzzi, con l'ambizioso in­tento di suscitare, da Gaeta a Civitella del Tronto, una scia di fuoco che tagliasse in due i collegamenti fra le truppe piemontesi e quelle garibaldine a Nord e Sud di tale linea. Il piano era indubbiamente geniale ed i nomi dei paesi che egli man mano attraversa nella marcia possono considerarsi come i grani di un lungo rosario che si snocciola attraverso gli Abruzzi, da un capo all'altro, legati al filo che è appunto la strada che porta in tale regione la via del brigantaggio. Ma se il piano, da un punto di vista di tecnica militare, non era disprezzabile, le forze affidate al colonnello La Grange erano sicura­mente inadatte ed insufficienti per portarlo a buon fine; chi erano gli uomini che facevano parte della Colonna dei Volontari? Non certamente truppe di linea, che pur avrebbero potuto trovare impiego in una guerra di movimento e che erano disponibili ed inoperose a Gaeta e Capua; ma uomini raggra nellati dovunque, provenienti, per lo più, dalla polizia siciliana, sfuggiti alle ire della furente plebe dell'isola; vecchi urbani, dimessi dal posto, forse anche delinquenti comuni, presi dalle carceri, pur di formare un nucleo combattivo. Per quanto il La Grange si sforzi di mantenere nei suoi rapporti al Re il tono di un ufficiale che conduce una buona guerra, si nota che egli non era lì certamente per combattere contro il nemico non vi sono relazioni, per i tre mesi di campagna della Colonna dei Volontari, di scontri con truppe piemontesi ma per suscitare la guerra civile: in poche parole per ripetere in Abruzzo, lui militare di carriera e straniero, quello che aveva fatto il cardi­nale Ruffo in Calabria nel 1799. Ma anche trascurando il fatto che i tempi erano cambiati, erano risibili i mezzi e gli uomini impiegati nella spedizione; così come erano cosa da poco le vittorie, di cui il La Grange faceva regolar­mente rapporto al Re. Più che di battaglie contro uomini d'arme, si può
12) Il testo dello Schipa, con le varianti segnate, è identico a quello dell'Archivio di Stato di Napoli che si completa, come sarà detto appresso, della corrispondenza sulle opera­zioni della colonna fino allo scioglimento. Il fascicolo dell'Archivio napoletano fa parte della cospicua documentazione l'Archivio Borbone rientrato in Italia nel 1953 e reso pubblico, nella otta intierezza, nel novembre 1960. La fonte di M. Schipa e, ovviamente, diversa: è da notare, anzitutto, che si tratta di un unico documento e non di tutto il carteggio. Lo Schipa lo ricevette dal prof. Arturo Tricomi che lo aveva ereditato, insieme ad altre carte concernenti gli avvenimenti del 1860, da Padre Giuseppe da Forio, una singo­lare figura di frate liberale. Sul da Forio (al secolo Erasmo Di Lustro) cfr. V. MATARESB, La vita di Erasmo di Lustro, già P. Giuseppe da Forio, Forio d'Ischia, 1922 e N. D'AMBRA, Giuseppe Garibaldi, cento vite in una, Napoli, Grassi, 1983, pp, 141-151.
I fogli utilizzati da M. Schipa portano la firma autografa di Pietro Calà-Ulloa. Ed è singolare che tanti anni dopo lo stesso Ulloa liquidi, con poche parole e sprezzanti, l'impresa nelle sue memorie: Ordinata (la colonna) l'avea un Prussiano, ma eran di sole ribalderie capaci. Eé in guerra la qualità, non la quantità del soldati prevale. Cfr. P. CALÀ-ULLOA, Delle rivoluzioni cit., voi. IV, folio 856.