Rassegna storica del Risorgimento
PERSANO CARLO PELLION DI
anno
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1984
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pagina
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319
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L'AMMIRAGLIO PERSANO SECONDO NUOVE TESTIMONIANZE
La Rassegna ha dato notizia (fase. II del 1983 a p. 253) in Vita dell'Istituto, dell'avvenuta presentazione, ad iniziativa del possessore dei documenti e del Comitato pavese, e con la collaborazione della Galleria antiquaria Paviarte che ha allestito una piccola mostra molto apprezzata dal pubblico, di importanti lettere, per lo più inedite, provenienti dall'archivio dell'ammiraglio Persano.
Mantengo l'impegno con i lettori di descrivere e pubblicare tali documenti, col permesso della famiglia Sinforiani, discendente di garibaldini e collezionista dei cimeli, certo di portare un contributo alla conoscenza, per lo più. vaga e inesatta, di una delle figure più discusse del Risorgimento: di conte Carlo Pellion di Persano, protagonista di vicende fauste ed infauste del nostro passato.
Il piccolo fondo Persano si trova in un più vasto insieme di lettere e documenti originali di varie epoche (tra essi un gruppo di lettere inedite di Giuseppe Verdi) e consta di: due scritti di Giuseppe Garibaldi del 3 giugno e 7 luglio 1860, uno del gen. Fanti del 24 settembre 1860 in calce ad un dispaccio telegrafico di Cavour, due di Giovanni Lanza del 30 agosto 1865 e 18 settembre 1872, una minuta del Persano a Luigi Barbèra del 22 luglio 1866, otto lettere confidenziali di Massimo d'Azeglio a Carlo e Fanella Persano in date diverse, una lettera del principe Umberto di Savoia del 29 dicembre 1863.
La prima missiva di Garibaldi è un documento eccezionale perché scritta nel momento cruciale della presa di Palermo, ma non è pubblicata in appendice, perché lo stesso Persano l'ha inserita nel suo Diario politico-militare (p. 26). La seconda invece è qui riportata, perché trattasi di una redazione più esatta di quella riferita dai Persano: riguarda l'allontanamento da Palermo del La Farina e di due agenti piemontesi inviati dal Cavour per spiare Garibaldi ed evitare contagi mazziniani. U
La lettera di Manfredo Fanti in calce al telegramma cavouriano, è già stata pubblicata integralmente nel citato Diario (pp. 277-278).
Nella polemica nata all'indomani di Lissa possiamo inserire, come testimonianza assai valida, la lettera del 22 luglio all'editore Barbèra. Con tono distaccato, ma già assai amareggiato, l'ammiraglio si difende da accuse che forse non poteva ancora pensare avrebbero travolto la sua vita. Certo resta difficile da comprendere come già il 22 luglio, quando d'altra parte gli giungevano elogi ufficiali, abbia dovuto rispondere a attacchi giornalistici.
Sappiamo che la carriera del Persano era stata favorita dai politici: certo da Cavour, d'Azeglio e, dopo, da Ricasoli, Minghetti, Lanza. Egli era il classico esponente del militare del vecchio Piemonte: aristocratico, amante
W In: CARLO DI PERSANO, Diario privalo politico-militare, Torino, 1880, p. 72, è la versione corretta dall'autore. Eccone il testo: Ammiraglio! Vi' ringrazio per le profferte che mi avete fatte. Manderò a Genova col Washington i due arrestati: partiranno questa sera. Ho dovuto mandare l'ingiunzione al La Farina di lasciare immediatamente la Sicilia Ve ne dirò poi il perché. Sempre vostro. G. Garibaldi .