Rassegna storica del Risorgimento
ZAMA PIERO
anno
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1984
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pagina
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334
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Libri e periodici
non costituivano la caratteristica dominante, ma se mai uno degli aspetti esteriori ed in gran parte deteriori della nuova ideologia giacobina. La politica di Bonaparte, del resto, fu sempre ispirata, nei riguardi della religione, a grande rispetto, mentre fu accentuata la lotta agli aspetti temporalistici della Chiesa di Roma.
Nell'ambito stesso del clero vi furono posizioni di contrasto, che poi in misura forse minore continuarono anche durante il Risorgimento: il basso clero talvolta contestava l'alto clero e non nascondeva l'avversione per il conservatorismo delle strutture post-tridentine, manifestando francamente la propria italianità.
Il Battaglini opportunamente ripubblica edizioni rare e poco conosciute come: lo scritto Sulla libertà dei culti e sulle opinioni religiose di Giuseppe Valeriani (1798), il Catechismo nazionale del popolo per uso dei parrochi, di Stefano Pistoja, il saggio di Giovan Battista Pacchiarotti relativo al celebre concorso Quale de' governi liberi meglio convenga alla felicità d'Italia (già pubblicato dal Saitta), il discorso anonimo Libertà, virtù, eguaglianza, sostenute dall'etica e dalla cristiana morale di un parroco veneziano (1797) ed altre composizioni in versi.
Questa panoramica veloce, com'era nelle intenzioni del curatore, espresse nell'agile ma efficace prefazione, costituisce senz'altro una valida traccia delle aspirazioni evangeliche dei novatori.
Naturalmente le posizioni dei cattolici democratici non erano tutte uguali: si passava dai liberi pensatori tolleranti di tutti i culti come l'ex prete Valeriani, agli integralisti in fatto di religione come il Pacchiarotti di Voghera e l'anonimo parroco veneziano. Tutti accettavano comunque la forma istituzionale repubblicana, la sovranità popolare, l'abolizione dei privilegi sociali, il patriottismo. Erano in anticipo sulle vedute ufficiali della Chiesa di circa un secolo e mezzo.
A costoro vanno aggiunti i parroci autori di catechismi repubblicani, non citati nella raccolta, come il piacentino Poggi, il reggiano Bartoli autore del libro I diritti dell'uomo e soprattutto tutti coloro che testimoniarono le loro idee con l'azione e pagarono con la vita come ad esempio il frate pavese Monticelli, il prete valtellinese Passerini e tutti i religiosi d'ogni grado della Repubblica partenopea.
Agli albori della nazionalità italiana, prima che Napoleone mutasse con la sua politica dittatoriale E fecondo clima di dibattiti e di aspirazioni verso un mondo nuovo e più giusto, essi costituirono la base non dimenticabile della democrazia. Come scrisse il Valeriani (p. 36): Dunque se Dio vuole la felicità dell'uomo, se questa felicità consiste nell'amore tra uomo ed uomo, non potea dare all'uomo altra Religione che una Religione di amore e dì fraternità.
GIANFRANCO E. DE PAOLI
COMUNITÀ DI LAVORO DELLE REGIONI ALPINE. Centralismo e autonomie nell'arco alpino durante il periodo napoleonico. Atti del convegno storico di Feldkirch, 26-27 marzo 1981; Bregenz, 1983, in 4, pp. 252. S.p.
Pubblicato (in italiano e in tedesco) come n. 8 del Bollettino di informazione della Commissione III (cultura) a cura del Land Voralberg, il presente volume raccoglie le relazioni tenute in occasione di un convegno storico organizzato nel 1981 a Feldkirch relativo alle Regioni Alpine (dalla Baviera all'Alto Adige, al Tiralo, al Trentino, a Salisburgo ecc.) durante l'età napoleonica. Mentre alcuni saggi offrono, per l'Italia, notizie di prima mano sulle fonti storiche, o indagano sull'organizzazione amministra uva della Repubblica italiana (1802-1805), del dipartimento del Serio (Bergamo), del distretto di Bolzano, altri invece si
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