Rassegna storica del Risorgimento
ZAMA PIERO
anno
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1984
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pagina
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335
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Libri e periodici
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soffermano su territori al di là delle Alpi {Baviera, Bregenz, Salzburg), ed altri infine si occupano in modo organico del problema di fondo del convegno: il nesso tra centralismo e autonomia. Il Weiss, ad es., proponendo l'esempio di Svizzera e Baviera, studia la questione secondo due angoli visuali: conflittualità tra l'impero napoleonico e le entità statali del territorio alpino (problema di politica estera); contrasto ali'interno degli Stati (vale a dire antagonismo tra governo centrale secondo il modello francese e tradizioni di autogoverno locale e mire autonomistiche). 11 Corsini, distinguendo tra autonomia storica e le autonomie di tipo nazionale emerse come aspirazione delle minoranze nel sec. XIX e XX. incomincia la sua disamina dall'età delle riforme nella monarchia degli Asburgo, studia gli aspetti giuridico-amministrativi e politico-sociali del conflitto tra centralismo ed autonomie nello spazio alpino in età napoleonica, si sofferma sulla contrapposizione tra la tendenza all'accentramento e la difesa dell'autonomia (varietà e organizzazione e vita, scrive Benjamin Constant nel 1814) e illustra infine gli effetti della ristrutturazione della pubblica amministrazione, a seguito delle Costituzioni, del codice napoleonico e dei decreti sul compartimento territoriale del Regno. Il sistema centralistico ha indubbiamente reso possibile la rapida introduzione delle riforme civili, sociali ed economiche in un mondo caratterizzato dalla difformità e dalla -disuguaglianza. Sotto questo punto di vista non si può non consentire nel giudizio di chi, come il Ghisalberti, accentua la funzione positiva dell'amministrazione napoleonica in Italia che ha avviato alla formazione di uno Stato moderno. Le autonomie se costituiscono elementi di conservazione e di chiusura localistica rallentano sviluppo e progresso delle istituzioni, della cultura, dell'economia. D'altro canto, se il centralismo da strumento funzionale per l'ordine armonico della vita pubblica all'interno di uno Stato si trasforma in sistema politico di signoria personale o di regime o di classe, da fattore di sviluppo civile (degradando libertà ed energie locali) si risolve in verticismo distruttivo dell'apporto che le comunità regionali e comunali possono recare alla vita propria e a quella dell'intero Stato. Nel periodo napoleonico e nell'arco alpino in particolar modo, i due sistemi sono stati posti bruscamente di fronte l'uno all'altro, ciascuno sviluppando un ruolo di cui si è compreso successivamente significato e importanza, morale, civile e strutturale (p. 73). 11 Dòrrer infine, parlando del centralismo austriaco e bavarese in Tirolo, prende le mosse dall'inizio dell'età moderna e soffermandosi a lungo sull'età teresiana. giuseppina e napoleonica illustra situazioni di disagio, conflitti, insurrezioni e moti popolari intervenuti nei vari periodi.
Il volume, che è privo dell'indice dei nomi, pubblica alla fine i nomi e gli indirizzi dei partecipanti al convegno storico.
RENATO GIUSTI
AMODIO RICCIARDI, Memoria sugli avvenimenti di Napoli nell'anno 1799, edizione critica a cura di RENATO LALLI; Campobasso, Ed. Rufus, [1983], in 8, pp. 127. L. 10.000.
La narrazione delle vicende della rivoluzione napoletana del 1799, per quanto non oltrepassi quasi mai il carattere di testimonianza personale da parte del Ricciardi, è di qualche interesse sia perché è scritta all'indomani degli avvenimenti durante l'esilio in Francia, sia perché conferma in alcuni punti l'interpretazione del Cuoco, amico dell'autore. In tal senso è particolarmente utile l'ampia prefazione del curatore che ripercorre la vita e l'attività del Ricciardi nel quadro degli eventi del tempo, dall'azione politica nel '99, all'esilio, al ritorno in patria, dalla partecipazione infine alla vita politica e amministrativa durante il Regno alla presenza nel Parlamento napoletano del 1820-21 ecc. Alcune appendici compie-