Rassegna storica del Risorgimento

ZAMA PIERO
anno <1984>   pagina <336>
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336 Libri e periodici
lano il volumetto e forniscono altre notizie sulla Figura del Ricciardi e sui disordini a Palata nel 1800.
RENATO GIUSTI
ALBERTO M. CIRESE, Intellettuali e mondo popolare nel Molise; isernia, Marinelli, 1983, in 8, pp. 153. L. 15.000.
LUIGI BISCARDI, La letteratura dialettale molisana tra restauro e invenzione; Isernia, Mari­nelli, 1983, in 8, pp. 98. L. 12.000.
xj ......
È opportuno segnalare anche sotto il profilo storico questi pruni volumi di una Biblioteca Molisana che sì propone di documentare ed approfondire il rapporto tra cultura regionale e cultura nazionale così riproponendo classiche monografie convenientemente rivi­sitate come promuovendo indagini specifiche su singole realtà molisane, una delle quali, e delle più cospicue, è senza dubbio quella delle strutture sociali e delia loro espressione dialettale filtrata attraverso un'analisi ed un'utilizzazione che da rigorosamente filologiche alla D'Ovidio si fanno autobiografiche e sperimentali alla Jovine passando lungo l'ampia e ricca parabola di Eugenio Cirese.
il figlio di quest'ultimo ad inaugurare felicemente, e direi anche doverosamente, la collana con un tema fascinoso di per sé e che sarebbe di gran lunga più interessante se fosse stato sviscerato per l'occasione, nellTwc et nunc degli anni ottanta, con l'emigrazione di ritorno, con la diaspora invece persistente dei cervelli (si pensi ad Emilio Gentile, per restare nel nostro campo di addetti ai lavori), col mito ricorrente e perverso dell'università molisana, con l'esperienza regionale d'Italia quanto ad istituzione e con la provincialità pentria d'Isernia, e così via.
Cirese si limita invece a ripresentare, vivo e vegeto, e fortunatamente attivissimo com'è, pagine di trent'anni fa, grondanti frontismo e gramscismo di ritorno da ogni parte, con una dedica a Gabriele Pepe che la dice lunga sull'intenzione contestatrice anticrociana dell'autore, con una confessione ( L'oggi del Molise reale purtroppo mi sfugge ) che riba­disce nel modo più espressivo ed esplicito possibile questa limitazione di una ricerca, se altra mai idonea ad una verifica stringente sul campo, in dimensioni, invece, ed in prospet­tive che si direbbero anch'esse classiche.
Una volta accettata, ancorché con rammarico, un'impostazione come questa, l'intelli­genza e la finezza di Cirese non si smentiscono certo, dalla sottolineatura della capacità d'aggancio della realtà molisana alla cultura nazionale soprattutto in fasi austere di quest'ultima, l'illuminismo settecentesco e la filologia di fine Ottocento (ma perché? ed è proprio vero che, attraverso almeno il purismo ed il melodramma, non esista un roman­ticismo molisano?) al rifiuto del colorismo che sta a significare la riluttanza al manierismo romantico, dalle prime monografie e raccolte locali che vanno viste nel recupero della memoria sollecitalo all'emigrazione e nel quadro delle indagini specifiche e scientifiche alla Presutti ed alla Petrone (ma non si trascuri Guglielmo Josa con le sue straordinarie possi­bilità di aggregazione tecnica e culturale intorno alla cattedra d'agricoltura) di cui l'A. mette in luce opportunamente l'insolita attenzione alle forme del devozionismo popolare ed allo spessore umano dell'ambiente circostante fino ai canti popolari raccolti da Eugenio che rinviano non al marxismo ma al popolarismo romantico del momento democratico del Risorgimento , una sfasatura storica, un ritardo, ma anche una genuinità civile che fa giustizia di qualche schematismo di Pasolini.
La seconda parte del volumetto di Cirese è dedicata ad illustrare il contributo dei