Rassegna storica del Risorgimento
ZAMA PIERO
anno
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1984
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pagina
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337
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Libri e periodici 337
medici molisani (che sono spesso notabili ed oligarchi locali, e la notazione non andrebbe trascurata) alle informazioni sul vestire del basso popolo nell'inchiesta murattiana del 1811, un campo su cui si è arato parecchio, anche nel Molise, negli ultimi trent'anni, mentre il Biscardi, che è auche il direttore della collana, affianca a quella del Cirese una ricerca più specialisticamente letteraria d'indole dialettale, tra restauro filologico ed invenzione poetica, della quale vanno comunque segnalate le pagine sull'attenzione gentiliana, tramite Lombardo Radice, al recupero della realtà ambientale periferica e dei suoi mezzi espressivi, che condusse peraltro nel Molise ad un nazionalismo di maniera, ipostasi non mediata e irriflessa delTautarchismo regionale... espressione di una compiaciuta idea della ruralità e dei valori tradizionali in essa impliciti i cui pericolosi risvolti politici sono più che evidenti.
RAFFAELE COLAPIETRA
LUCIANO SAKEGO, Jì comune di Mercato nella prima metà del secolo XIX; Cerbara, Cerboni Editore, 1983, in 8, pp. 135. L. 8.000.
Il sottotitolo che parla di note preliminari allo studio del fenomeno del brigantaggio dopo l'unità richiama subito il contenuto e la tematica del volume con cui l'A. si fece conoscere ed apprezzare nel 1976, e che trattava appunto della reazione e del brigantaggio nella zona di frontiera dell'antico circondario di Cittaducale all'indomani del 1860.
È degno di nota che l'A. abbia avvertito la necessità di risalire di parecchi decenni addietro nel tempo per rendersi conto di vicende che non potevano certo liquidarsi e squalificarsi sotto l'etichetta generica della sovversione sanfedista e della repressione militare.
Ma è ancor più significativo che, come risultato principale di questo viaggio a ritroso, l'A. abbia modificato alquanto le sue conclusioni in proposito, parlando oggi senz'altro di reazioni popolari [che] hanno intrinseche motivazioni di carattere sociale che affondano le radici sotto l'insegna di una propria bandiera, quella rossa, di protesta sociale.
Forse quest'atmosfera rivoluzionaria è a sua volta leggermente forzata rispetto alla realtà, ma quest'ultima è senz'altro assai più concretamente vicina all'ottica dell'A. di quanto non fossero, alcuni anni addietro, quei cittadini nullatenenti, 1*82 della popolazione, quei mendici, il 3 degli adulti, che assaltano le case e le terre dei proprietari senza stare a distinguere troppo sottilmente tra liberali e borbonici, quel lento e faticoso incremento demografico, non più dello 0,60 annuo di media, quelle strutture di base (i molini) tuttora controllate dai Barberini ex feudatari, quelle chiesette rurali i cui fondi dotali sono aspramente contesi tra la Curia ed i notabili locali (un gran nome del liberalismo abruzzese all'epoca, i Mozzetti) sotto il pretesto dell'assistenza spirituale e religiosa ai pastori, quel clero locale e medioborghese che non rappresenta altro, socialmente parlando, se non un puntello ulteriore allo status quo no tabi] are, la precarietà dell'istruzione, dei servizi igienici, e delle vie di comunicazione, e L'indifferenza in merito da parte della classe dirigente, il disboscamento ormai totale, U 4 di una montagna ormai largamente affittata ai grandi armentari forestieri, tutto un quadro, insomma, riccamente illustrato e documentato, dal quale non il movimento criminalizzato del brigantaggio ma l'insorgenza spontanea di massa scaturisce come una conseguente inevitabile, senza bisogno alcuno di sobillazioni clericali e borboniche.
RAFFAELE COLAPIETRA