Rassegna storica del Risorgimento

ZAMA PIERO
anno <1984>   pagina <339>
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Libri e periodici
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nei confronti di Pellico, Confalonieri e di tutti gli altri implicati nella cospirazione lom­barda del 1820-1821. I documenti inediti, gli estratti dai rapporti ufficiali ed in specie la ricca iconografia completano degnamente il volume, alla compilazione del quale il De Paoli ha profuso certamente tempo prezioso nella ricerca dei documenti e nell'illustrazione delle vicende in argomento.
RENATO GIUSTI
ALAN SKED, Radetzky e le armate imperiali. L'impero d'Austria e l'esercito asburgico nella rivoluzione del 1848; Bologna, 11 Mulino, 1983, in 8, pp. 445. L. 35.000.
Fondato su larga base documentaria (come risulta dall'interessante scelta in appendice) il presente volume si propone di spiegare come la monarchia degli Asburgo sia riuscita a superare la crisi rivoluzionaria del 1848-49 esclusivamente con la forza delle armi (per merito, a detta del principe di Schwarzenberg, dei suoi generali Radetzky, Jeliacic e Win-disgraetz), e insieme illustra da un lato il contributo decisivo del Radetzky alla sconfitta degli Italiani nella pianura padana, e dall'altro la storia sociale dell'esercito austrìaco e la storia sociale del Risorgimento. Diviso in tre parti, il volume a differenti livelli indaga, socio il profilo sociologico, sui problemi dell'esercito austriaco prima del '48 e dopo, studia poi in senso strettamente politico le relazioni tra popolazione ed autorità civili e militari, si sofferma infine secondo un'angolazione di psicologia collettiva sui gruppi rivolu­zionari e sulla valutazione che, durante il '48-49, di essi diedero i maggiori esponenti del­l'esercito asburgico. La vita dell'esercito, studiata con doppia analisi assai analitica tanto per il mondo degli ufficiali {scuole militari, promozioni, paghe, pensioni ecc.) quanto per i soldati semplici (reclutamento, disciplina, questioni delle nazionalità ecc.), sta certamente alla base delle successive considerazioni dell'Autore sull'atteggiamento delle truppe italiane, ungheresi, croate durante la rivoluzione del '48, sulla coesione del corpo degli ufficiali, sui riflessi politici, oltre che militari, della dinamica degli avvenimenti; ed, analogamente, la ricostruzione della personalità del Radetzky (sul quale è da vedere la recente biografia a cura di F. Herre, edita da Rizzoli) e del suo impegno in Italia come governatore militare dal '51 in poi riguarda ampiamente gli sforzi del feldmaresciallo per la riorganizzazione dell'esercito (punto di debolezza dell'impero), la sua incapacità di comprendere lo spirito nazionale italiano, ma insieme la visione globale dei problemi politici più acuta di quella viennese. Alla condizione militare, alla realtà italiana, dopo la elezione di Pio LX e l'occu­pazione di Ferrara, il Radetzky guardava con particolare attenzione, anche se il suo punto di vista non coincideva con quello del Mettermeli; per di più, alla fine del '47 i rapporti fra le autorità civili e quelle militari erano piuttosto tesi. L'esercito desiderava adottare la politica delle "spalle al muro", una combinazione di legge marziale e immediato incremento delle truppe in preparazione dell'attacco che ci sì aspettava dal Piemonte. Le autorità civili locali, d'altra parte, puntavano su di una soluzione pacifica, pur sostenendo il rafforzamento dell'esercito. Le autorità imperiali, per conto loro, erano chiaramente convinte che la gravità della situazione fosse stala esagerata {p. 193). Di particolare interesse risulta così il seguire lo svolgersi degli avvenimenti attraverso i documenti viennesi (documenti politici, e soprat­tutto militari) che ci danno dal!'a//ra parte l'illustrazione dello sciopero del tabacco, il racconto dell'insurrezione di Milano e Venezia, 11 quadro politico-militare di quei mesi dalla sconfìtta alla riconquista della Lombardia e del Veneto da parte delle truppe imperiali. Originale, infine, è la ricostruzione dei rapporti tra il Radetzky e le autorità imperiali tra l'agosto del '48 e la nomina dello Schwarzenberg, come successore di Wessemberg, alla testa del governo austriaco. Salvando l'Italia per la monarchia dai sommovimenti della rivoluzione, il Radetzky intendeva per un verso riscattare il suo onore di soldato e la sua reputazione dalla cacciata dell'esercito austriaco da Milano, e per l'altro comprendeva che la espul-