Rassegna storica del Risorgimento

ZAMA PIERO
anno <1984>   pagina <341>
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Libri e periodici
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l'esperimento costituzionale e liberale, ed in conseguenza di esso, e ciò da un osservatorio privilegiato quale può essere precisamente Mondovl, da un lato il temporalismo assolutistico del Ghilardi, come s'è appena accennato, una punta polemica anche all'interno di un clero tutt'altro che aperto alle idee di rinnovamento quale quello subalpino, dall'altro il liberalismo moderato ma fermissimo dei notabili e degli aristocratici, i Durando ed i Montezemolo in esemplare primissima fila.
Il perosnaggio Viara, cancelliere vescovile, ancor vivo ed attivo a metà degli anni sessanta, è, in quanto tale, assolutamente insignificante, se non nell'ambito di una situazione municipale e di una rivalità campanilistica all'interno di Mondovì, tra la Piazza ed i Piani, la quale, interessante e significativa che possa essere, non travalica certo i confini comunitari. Tutt'altro è da dirsi viceversa per quanto attiene alla sua funzione di canale e di filtro, dal centro alla periferia, della stampa quotidiana e periodica, che egli, nota opportu­namente il Griseri, recepisce con intelligenza e gusto personale, senza affatto subirla passi­vamente, anzi compiendo una scelta, una selezione, che ci consentono d'illuminare a fondo gli atteggiamenti di una sezione senza dubbio non trascurabile dell'opinione pubblica pie­montese, quella che non s'identifica tout court con i possidenti, i funzionari ed i professionisti liberali quanci ménte, non si sbraccia per Pio IX ma s'irrigidisce ostilmente dinanzi agli eccessi della repubblica romana, non è tutt'occhi per Parigi, ma lo comincia ad essere per il principe-presidente quando in lui sembra di poter intravedere un embrione di Stato moderno che ha rotto definitivamente con l'antico regime, non rifiutando un posto eminente ed un ruolo determinante al confessionalismo cattolico, non è propriamente per la restaura­zione pura e semplice d'una Santa Alleanza vecchio stile, ma ammonisce a non perder di vista, più. o meno paternallsticamente parlando, le esigenze e le preferenze del vero popolo , la maggioranza silenziosa, diremmo oggi, che non è certo quella che fa la rivoluzione (anche se è largamente capace di farla fallire), guarda con diffidenza e timore, finalmente, al dilaceramento crescente tra Stato e Chiesa, che mette in crisi un'antica ed assodata tradi­zione regalistica piemontese, e nel quale sembra peraltro che possa venire a coagularsi e sintetizzarsi, dopo gli entusiasmi indipendentistici della guerra, un po' tutta l'eredità liberale e costituzionale del Quarantotto.
A quest'ultima mi pare, infatti, forse discostandomi lievemente dalle conclusioni dell'amico Griseri, che il Viara sia in quanto tale tutt'altro che contrario, nella presentazione ostilissima di Ferdinando II nel gennaio 1848 come in quella simpaticamente riformistica di un'Austria di maniera a metà marzo fino alla guerra santa di fine mese col gran Pon­tefice che benedice i combattenti ed una Roma ebbra di gioia , il Quarantotto di sempre, insomma, la primavera dei popoli, nella quale è tutt'al più segno di apprezzabile realismo, e non certo di vedute illiberali, la sottolineatura della demagogia onde i nuovissimi costitu­zionali presumono di guadagnarsi il favore della massa mediante qualche soccorso in pane, vino e formaggio ai poveri (2 marzo 1848) o quella della bisboccia carnevalesca e gode­reccia in cui va a finire in provincia un gran fatto civile come l'emancipazione degli israeliti (6 aprile).
Anzi, quanto a Pio IX, che è senza dubbio un po' la cartina di tornasole per la gran massa dell'opinione pubblica moderata quarantottesca, la critica del Viara è, potremmo dire, di sinistra rispetto all'incidente dell'allocuzione istante di debolezza che oscurò la prima gloria, mentre da lui ebbe cominciamento coi moti di Ferrara tutto quest'incendio che chiamò Italia al risorgimento... Il Papa... per essersi lasciato accalappiare, cadde molto nel-