Rassegna storica del Risorgimento
ZAMA PIERO
anno
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1984
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Libri e periodici
l'universale opinione (5 e 10 maggio). E non si parla di Ferdinando II, il quale, con la giornata del 15 maggio, cangiò in un orrido sepolcro la capitale, per alto tradimento ridotta da fratelli italiani ad uno stato di scempio il più. barbaro e lacrimevole sicché, ancora il 4 giugno, la via da lui presa non può durare lungamente ed il 21 giugno a lui, ed a lui soltanto, il tiranno, il Re Bomba dell'imminente oleografia risorgimentale, nell'opposizione dei suoi ministri, è attribuita la nuova barbara idea di bombardare la città per torre nelle stragi e nel sangue ogni idea di libertà , salvo il 2 luglio a deplorarsi una manifestazione dissacrante verificatasi contro Ferdinando II in Sardegna, gli eccessi a cui giunge l'uomo quando rabbiosa passione lo muove ed agita e che possono mettere a repentaglio i sacrosanti ed indiscussi princìpi della monarchia e dell'ordine costituito.
Su questi ultimi, infatti, e del tutto naturalmente, il Viara non è affatto disposto a transigere, men che meno nel suo Piemonte, dove occorrerà anzi vigilare attentamente (8 luglio) giacché troppa è la spensieratezza di alcuni civici, nelle cui mani non sarebbe sicura la quiete pubblica se li superiori non procureranno di invigilare sull'esattezza del servizio , il che non esime, con altrettanta ovvietà, il 25 luglio, dalla deplorazione a Pio IX, che ha protestato per l'occupazione di Ferrara ma non volle dichiarare la guerra al comune nemico, il che fu finora il voto universale .
Se il 29 luglio, nel clima drammatico di Custoza, una puntata va a raggiungere il Parlamento, è per segnalare le manifestazioni torinesi indette non perché non vogliasi la Costituzione, ma perché, mentre trovasi l'Italia in pericolo, la Camera non si occupa d'altro che di scacciare frati e monache , il discrimen esclusivo, lo ripetiamo, sul quale si consumerà la frattura dei prossimi anni.
Certo, il Viara, spera che non si avveri , il 7 agosto, la battuta attribuita a Carlo Alberto di dover proclamare la repubblica per disperazione, teme il principio di una terribile anarchia in certe esecuzioni sommarie attribuite a Garibaldi, ora ed in seguito delineato dal Viara {ma senza dubbio non soltanto da lui!) come un autentico spauracchio sanguinario, ma teme anche gli arruolamenti in massa di disertori sieno poi trappole e mene per ricondurre colla forza le cose allo stato di prima, attribuisce la disfatta ad un tradimento nero ed alla delusione dei soldati nei confronti dello slancio entusiasta di Carlo Alberto, si tiene, insomma, anche nei supremi e più critici momenti, sulla linea di un costituzionalismo onesto, ancorché moderatissimo, non infirmato certo, nell'ottobre 1848, dalle considerazioni moralistiche secondo le quali, nelle promozioni militari, il merito non prevalse ancora alle ricchezze o da quelle politiche suggerite da un'atmosfera obiettivamente allarmante ( Al presente, sul pretesto del gesuita, gli esaltati possono quel che vogliono contro i pacifici possessori e patrioti ) che è quella che comincia a disgustare il Nostro ed a renderlo sempre più diffidente e perplesso fino alla drastica conclusione di fine anno ( L'Italia non è ancora- matura per libere istituzioni ).
E tuttavia, a parte che una persuasione del genere era all'epoca, e non solo allora!, tult'altro che esclusiva dell'onesto canonico di Mondovì, le testimonianze successive, assai più annacquate e sfilacciate, s'intende, rispetto all'atmosfera irripetibile del Quarantotto, segnano tutfaltro che un arroccamento reazionario. Venezia, il 17 febbraio 1849, è eroica ed è più che ragionevole l'auspicio che il ricavato delle collette nei balli di beneficenza non vada disperso in giochi e rinfreschi, il 18 luglio ci si congratula con i romani i quali hanno ben ragione di cantare un inno di ringraziamento a quel Dio che li liberò dai più fieri nemici della società e della religione <e si commenta sbrigativamente la falsa nuova della cattura di Garibaldi un capo assassino di meno ), la preoccupazione, in agosto, è che nelle pubbliche cerimonie, ed in particolare nelle chiese, venga prostituita la parola che deve essere diretta a santi fini e non piaggiare i partiti , un rigorismo spiritualistico, insomma, contro la purificazione della religione sbandierata da liberali e progressisti che non può non essere preso molto sul serio.
Ragioni di spazio ci Impediscono ora di soffermarci a dovere sugli episodi Fransoni e Gagliardi, qui largamente lumeggiati e documentati, e su cui, come s'è detto, il Griseri ha completato opportunamente l'opera fondamentale di Maria Franca Mellano, aggiungendo