Rassegna storica del Risorgimento

PECERIN VLADIMIR S.
anno <1985>   pagina <35>
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Vladimir S. Peèerin
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A parte l'ambito più ampio e generale di queste polemiche, Pecerin rimase piuttosto sorpreso di tanto interesse verso la sua persona e per quanto essa rappresentava in ordine ai non facili rapporti fra la Russia ortodossa e l'Occidente cattolico. Avuta notizia dal principe P. Dolgorukov - direttore del Listok (Il foglietto), edito a Londra della presa di posi­zione di Katkov, in una lettera pubblicata sul Listok stesso nel settembre del 1863 egli non esitò a interpretarla come il desiderio di trovare sacerdoti cattolici devoti all'autocrazia russa. Sarà difficile trovarli ovunque. Ma almeno per quanto mi riguarda io posso rispondere: Non sono mai stato e mai sarò un suddito leale . Con tutta la simpatia per il clero cattolico in Polonia, io non ho mai pensato che la religione cattolica in qualsivoglia paese dovesse servire di sostegno all'autocrazia ... Io desidero una libertà di coscienza illimitata... Credo nella futura unione del cattolicesimo con la democrazia... .
Questo non impedì a Peèerin di rinverdire i contatti con i suoi amici slavofili degli anni della giovinezza, come Cizov e Nikitenko e con lo stesso cospicuo esponente slavofilo Aksakov. E quando nell'agosto del 1865 inviò a quest'ultimo struggenti e melanconici versi dove si definisce un orfano senza patria in cerca di pace, lo slavofilo russo nel pubblicarlo sulla sua rivista Deri (Il giorno) non esitò a scrivere, significativamente: il suo ritorno in patria avrebbe liberato il suo spirito e la sua volontà dalla prigione da schiavi del cattolicesimo, facendolo tornare all'ortodossia.
Un tentativo di recupero di Pecerin di cui si aveva grande stima ~*m. alla ortodossia russa, dunque? È possibile. Ma Pecerin proprio per la sua adesione alle posizioni del cattolicesimo liberale non può tornare indietro a irreggimentarsi, con l'ortodossia, sotto l'autocrazia zarista. Ormai isolato e chiuso nei suoi compiti, strettamente evangelici, verso gli ammalati del St. Mary's Hospital, egli conserva, intatta, come aveva scritto al Listok, una libertà di coscienza illimitata . Per questo, in presenza della pubblicazione del Sillabo (1864) e rimasto sempre contrario al potere temporale ed alla infallibilità del papa, non esita intorno al 1865 a confidare ai suoi Zapiski:
Adesso i cattolici, tutti e ciascuno, si ritengono in diritto di non obbedire ai poteri e alle leggi se essi in qualche modo sono contrari all'infallibilità del papa . Da questo fatto nuovo Pecerin deriva un assioma : il cattolicesimo con i suoi più recenti sviluppi e pretese è incompatibile con l'ordine e il benessere di uno Stato ben ordinato ; ed anche un fatto storico: la Chiesa cattolica è adesso in conflitto aperto con tutti governi e tutte le strutture delio Stato contemporaneo (vedi la dichiarazione di guerra del Syllabus). Quali di queste premesse condurranno a una conclusione? Lo lascio alla riflessione degli uomini di Stato.78
Sono, questi, gli ultimi sprazzi di quel demone della politica che lo aveva accompagnato sin dalla prima giovinezza e che aveva contagiato anche le sue
77) cit. da E. MAC WHITK, art. clt., pp. 148-151. Le lettere di PeCerin sono conservate nel fondo Òizov della Biblioteca Lenin di Mosca (3 ottobre 1867, 1 maggio, 3 e 19 luglio, 22 e 30 agosto 1873).
7 V. PECERIN, Zapiski, cit., p. 137.