Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO SCRITTI
anno <1985>   pagina <37>
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PER UN RITROVATO SCRITTO DI F. CRISPI GIOVANE
Nel 1841, Francesco Crispi, correndo verso il compimento del suo ventitreesimo anno di età, non aveva ancora conseguito la laurea e soprat­tutto l'autonomia economica. Come nei momenti critici, era venuto a Pa­lermo, nel dicembre del 1840, il padre Tommaso e, senza dubbio per indurlo a portare a termine il corso dei suoi studi, il 14 di quel mese, con atto del notaio palermitano Mariano Albertini, gli fece donazione dei propri diritti sull'eredità del rispettivo padre, papàs Francesco Niceforo, il quale, in occasione delle nozze con Giuseppa Genova lo aveva dichiarato coerede universale. Diritto invero platonico che il vecchio papàs era già morto da tre anni ma mancava e sarebbe mancato ancora a lungo ogni accordo tra gli eredi, si che il nipote, nel 1855, nelle ambasce dell'esilio londinese avrebbe pensato bene di venderlo, per realizzare almeno qualcosa di concreto.
Il notaio Albertini che con tanta cura ci precisa persino il numero della camera della locanda Borgognone di via Lattarmi nella quale il padre aveva preso temporaneo alloggio, non ci indica più che la via del domicilio del figlio, ma è lecito presumere che all'aprirsi del 1841 il giovane Francesco fosse ancora domiciliato in una qualche pensione di via Proto-notaro e non andremmo lontano dal vero se in essa intravedessimo lo sfondo melodrammatico di una oscura vicenda amorosa, quella con la palermitana Felice Velia, di 10 anni più vecchia di lui e già madre di un bambino sui sei anni, fra le cui braccia ebbe conforto non platonico al tragico finale del romantico amore per Rosalia, rapitagli da morte nel 1839. E forse l'iniziativa di don Tommaso Crispi avrebbe avuto anche uno scopo libe­ratorio che può farci ricordare l'intervento del 1837 nella vicenda con la D'Angelo. Se infatti ai registri delle morti del Comune di Palermo fu affidata la verità, al 30 agosto 1858 è registrata la morte di un Tommaso Crispi di Francesco e di Felice Velia, di 11 anni', il nipote di don Tommaso, dunque, al quale, con evidente scopo captatorio era stato imposto il nome del nonno paterno, sarebbe nato, secondo questa registrazione, nel 1841.
Difficoltà (per quel poco che poteva rendere) dell'Orfeo, che nel 1841 cercava di completare la pubblicazione dei numeri non usciti nell'anno precedente ed avrebbe dovuto rimandare al 1842 la pubblicazione della terza annata; ritardo ancora nel conseguimento della laurea in legge; preoccupa­zioni per la convivente e per l'attesa di un figlio: ce n'era abbastanza per acuire nel giovane il bisogno di far danari, e presto. Non a caso, nella nostra Giovinezza di F. Crispi, intitolammo maliziosamente auri sacra fames il capitoletto dedicato all'iniziativa che egli prese nell'inverno di quel 1841, proprio per far danari; la creazione di una Agenzia generale per il rendi­conto dei gestori della finanza.
Riuscimmo, allora, a ricostruire nelle sue linee essenziali la vicenda di quel tentativo, integrando i dati mancanti di specifica documentazione con i riferimenti contenuti nei documenti ritrovati nell'Archivio di Stato paler­mitano. È la breve storia di poco più che un semestre e dovette, appunto,