Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO SCRITTI
anno
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1985
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pagina
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40
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40
Renato Composto
L'opuscolo, di complessive 28 facciate, intitolato Su la finanza ed i suoi rapporti con la civile società e sul rendiconto dei gestori di essa, vide la luce, a Palermo, per i tipi di Lorenzo Dato. Anonimo nel frontespizio, per chi non avesse, a riscontro, conoscenza della parte pubblicata sull'Oretèo, che è firmata, basterà dire che, ben orientativa, si legge in una nota a p. 24 l'indicazione di Crispi quale Agente generale dell'Agenzia. Aggiungiamo, infine, che oltre ai due capitoli già pubblicati sulYOretèo, che, appena integrati da sei righe di raccordo formale, ripresentano, sotto i titoletti Storia antica ed Attualità (rispettivamente alle pp. 6-13 e 1-20) l'excursus storico sui sistemi di organizzazione delle pubbliche finanze, nel testo intiero appaiono anche un Prolegomeno (pp. 3-5), inteso a porre e chiarire i princìpi teorici; un quarto capitolo, Un progetto (pp. 21-25), palesemente illustrativo dei propositi pratici dell'iniziativa crispina ed una Conclusione (pp. 26-27), riepilogo dell'asserto .
Giova, ora, soffermarsi sul prolegomeno. In quell'inverno del 1840-41 il giovane Crispi, abbiam motivo di ritenere, era... distratto da ben altro che dalle lezioni universitarie; forse si manteneva ancora vicino a consuetudini forensi frequentando lo studio di quell'avvocato Emanuele Viola che sarà niinistro di Grazia e Giustizia nel primo ministero Torre Arsa del Govèrno rivoluzionario del '48, ma nel testo della Memoria in genere non spira alcun alito rivoluzionario, né tanto meno vi si colgono tracce di letture giuridiche di livello scientifico. Forse ma con molta approssimazione vi si potrebbe cogliere qualche eco di difficoltà e di problemi risuonati nell'atmosfera delle discussioni familiari con chi, come il padre, Sindaco a Ribera, come lo zio Pellegrino Genova, rappresentante nel Consiglio e nella Giunta della stessa Ribera, o come altri più lontani parenti nell'originaria Palazzo Adriano, aveva esperienza ainministrativa locale. E forse nell'idealizzazione delle tesi della Memoria (ma con moltissimo sforzo) si potrebbe pure intravedere un'implicita polemica contro il divario fra i principi legislativi borbonici e la realtà quotidiana del regime: un'accusa ma, insistiamo implicita contro gli uomini, non contro il sistema.
D'altronde, lo stesso Crispi ammette, in partenza, che le idee esposte nulla hanno di nuovo . Egli muove, infatti, dal principio che compendia nella formula dell'armonia di governo, onde in un paese bene costituito, deve ogni potere coordinarsi in guisa, che i raggi della vasta periferia da un centro si partano, e dalla periferia tornino rapidamente al centro, con un andamento armonico, coordinato, che si riflette dall'uno all'altro potere. Una visione spinoziana della società e dello Stato.
Il ramo finanziero egli tiene a sottolineare non è disgiunto dal resto di un comune reggimento , come ogni altro ramo di amministrazione civile; e come, attraverso quell'armonia esprime sé nel tutto, così si fa esso stesso espressione dell'ordine del tutto. Ma lasciamo la parola allo stesso Crispi, anche se la sua prosa non possa suonarci propriamente armonica:
La finanza egli scrive è il primo alimento della pubblica economia; per essa corrono le istituzioni regolatrici il sapere le arti il commercio, si fa stabile e certa la potenza di una terra, e si ha la dimestichezza e il rispetto degli estrani... A seguire tanto effetto i legislatori negli ordinamenti, che statuiscono la finanza, han sempre sguardato tre grandi interessi:
1 gli usi odierni e di ogni evento, cui ella inserve, onde non difetti unquemai;