Rassegna storica del Risorgimento
CHABOD FEDERICO; CONGRESSI MILANO 1983; STORIOGRAFIA ITALIA
anno
<
1985
>
pagina
<
140
>
140
Paolo Alai ri
Si deve riconoscere che l'obiettivo allora fissato è stato completamente raggiunto. Il volume costituisce un panorama e un bilancio critico di un trentennio di storiografia italiana, ed anzi di un periodo anche più ampio, giacché i relatori e gli studiosi intervenuti nella discussione hanno spesso travalicato, in un senso e nell'altro, i limiti cronologici prestabiliti. Non che non esistessero in precedenza rassegne degli studi storici italiani degne di considerazione, e basterebbe citare i due volumi su Cinquant'anni di vita intellettuale italiana, 1896-1946, che raccoglievano, tra gli scritti in onore di B. Croce a cura di C. Antoni e di R. Mattioli (Napoli, 1950, 19662), le rassegne su Gli studi di storia del Rinascimento di Chabod e su Gli studi di storia moderna e contemporanea di Maturi. Ma, a parte l'assai maggiore completezza che gli Atti del Convegno di Milano presentano rispetto a quelle rassegne (in cui, ad esempio, degli studi di storia economica non si faceva cenno), i trent'anni trascorsi da allora hanno consentito il profilarsi di nuove più mature prospettive.
Al centro delle giornate di studio milanesi, naturalmente, la figura di Federico Chabod (che già era stata l'oggetto del Seminario internazionale svolto a Perugia per iniziativa di Sergio Bertelli e i cui Atti sono stati pubblicati negli Annali della Facoltà di Scienze Politiche di quella Università, a. 1980-81), probabilmente la figura preminente nel panorama della storiografia italiana della prima metà del XX secolo (insieme con quella, a detta di alcuni, di Gioacchino Volpe). E tuttavia, nella sua relazione, Sestan, sia pure sul filo della biografia intellettuale e storiografica di Chabod, traccia un bellissimo panorama di tutte le forze vive della storiografia italiana tra le due guerre, mentre Pietro Rossi, nella sua correlazione sullo storicismo, delinea magistralmente la fisionomia storiografica di Chabod facendo avanzare in primo piano lo sfondo costituito dalle tendenze culturali della sua epoca. Ma c'è di più. Anche senza arrivare a prescindere completamente dall'opera di Chabod, come fa Luigi De Rosa delineando l'attività svolta nel campo della storia economica nell'età di Federico Chabod , c'è stato chi, come Franco Gaeta, ha sostenuto a nostro avviso giustamente che non è possibile né legittimo costruire una storia della storiografia italiana (e di tutta la vicenda degli intellettuali italiani) durante l'arco di tempo di cui si è occupato il Convegno di Milano, centrandola unicamente sulla figura di Chabod, perché egli diventa un punto di riferimento (ma non l'unico) soltanto a partire dalla seconda metà degli Anni Quaranta e assume il ruolo di protagonista che un po' tutti gli riconoscono soltanto dopo la seconda guerra mondiale.
Ma, per la verità, non mi pare che i relatori e gli intervenuti nella discussione abbiano eccessivamente privilegiato la figura di Chabod, correlativamente sacrificando la larghezza e la completezza del quadro. In proposito, sarà pure da dire che, se non mancano anche relativamente a Chabod le note critiche variamente sparse in queste pagine, Gennaro Sasso si è spinto su questa via molto innanzi, sostenendo che, uomo del Risorgimento qua! egli era, Chabod, occupandosi in due corsi di lezioni tenuti all'Istituto italiano per gli studi storici di Napoli negli anni 1951-52 e 1952-53 della Rivoluzione francese e della Francia da Madame de Stàel a Michelet, nonché dell'idea di nazione e dell'idea di Europa nei corsi tenuti all'Università di Milano nel 194445 e poi all'Università di Roma nel 194748 e nel 1958-59, non seppe (o non volle, come poi finemente Sasso ipotizza) dirigere lo sguardo