Rassegna storica del Risorgimento

CHABOD FEDERICO; CONGRESSI MILANO 1983; STORIOGRAFIA ITALIA
anno <1985>   pagina <141>
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La nuova storiografia italiana 141
freddo della critica sull'indissolubilità del trinomio nazione-libertà-Europa , esaminandone il fondamento alla luce di quanto era avvenuto e stava tut­tavia avvenendo: cioè chiedendosi se, nel formidabile elemento indivi­duale in ragione e in forza del quale la nazione si poneva come erede della individualistica StaatrÈ non fosse per caso immanente la tendenza alla sopraffazione e, quindi, al ristabilimento dell'unità con lo strumento, non del diritto, ma della spada. Se, con maggiore spregiudicatezza, scrive Sasso, avesse guardato nel fondo della grande Rivoluzione, e, accanto alle sue formidabili virtù liberatrici, avesse altresì colto le sue negative tendenzialità, che Napoleone, certo, non aveva esaurite (perché piuttosto, nel realizzarle per la sua parte, le aveva altresì affidate e trasmesse all'immi-nente futuro), è probabile che l'anzidetta illusione [che cioè fosse lecito vedere nell'idea di nazione "soltanto purezza e luce"] si sarebbe dissolta, e che con maggiore forza il dramma della storia moderna avrebbe parlato alla sua mente e al suo animo, che pure erano ben disposti ad accoglierlo dentro di sé.
I problemi di ordine generale che si sono maggiormente posti all'atten­zione dei partecipanti al Convegno di Milano sono quelli relativi 1) alla legittimità di configurare una nuova storiografia italiana tra le due guerre e 2) alla continuità o alle cesure da stabilire rispetto al prima e al dopo o all'interno stesso del periodo preso in esame. È evidente che i due problemi s'intrecciano e le rispettive risposte si condizionano reciprocamente.
Subito all'inizio, Sestan avverte che l'espressione nuova storiografia è compromettente: farebbe supporre che la nuova generazione (nella quale emergono, oltre a Chabod, i nomi di Morandi e di Maturi) si ponesse in posizione antitetica rispetto alla generazione precedente (quella di Volpe, per intenderci), una specie della generazionale ribellione dei figli contro i padri. Non solo ciò non fu, ma semmai fu il contrario: si sa quanto Maturi e Morandi fossero legati, in tutti i sensi, cioè scientificamente e affettiva­mente, a Gioacchino Volpe. E infatti il carattere sfuggente della nuova storiografia , fattasi strada nel periodo fascista (ma diremo appresso dei rapporti tra essa e il regime), esce confermato come sottolinea per esempio Pasquale San tornassimo nel suo intervento dalle relazioni e dal dibattito, nonostante i tentativi, anche molto suggestivi, fatti per definirla. A chi comunque vada alla ricerca dell'ispirazione catalizzatrice di questa presunta nuova storiografia , essa appare così per esempio a Hartmut Ullrich nello sforzo di collocare la storia d'Italia nel suo contesto europeo, internazionale: un orientamento che si rivela particolarmente fertile nella storia del Risorgimento: studiare gli aspetti del Risorgimento come pro­blema politico europeo è infatti l'obiettivo di Carlo Morandi, fino al sostan­ziale mutamento di prospettive compiuto da Franco Valsecchi sin dal suo stadio sulla guerra di Crimea, nella quale volle non più l'Europa vista da Torino, ma Torino, il Piemonte e l'Italia visti dall'Europa; e condusse ad un tema centrale di riflessione e poi delle scelte etico-politiche: il rapporto tra l'Italia e l'Europa, la questione del carattere e del significato del Risorgimento. È vero che questo tema era fortemente sentito, fra i maestri, proprio anche da Volpe, ma la sua risposta tendeva a rivendicare gli elementi autoctoni e a sottolineare i motivi di contrasto fra la giovane nazione in cerca della sua unità e i suoi vicini europei, mentre dalla sua scuola stessa sorge un'interpretazione opposta, aperta alle idee crociane,