Rassegna storica del Risorgimento
CHABOD FEDERICO; CONGRESSI MILANO 1983; STORIOGRAFIA ITALIA
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Paolo Alatri
che accentua l'importanza dei legami e della circolazione delle idee, riscoprendo la storia d'Italia come parte integrante della storia d'Europa; finché con Federico Chabod, e poi con Franco Venturi, questa visione s'impone con la sua compiuta realizzazione.
Che sia legittimo o no parlare di una nuova storiografia dipende dal riconoscimento di una o più cesure tra il 1919 e il 1950 o invece di una sostanziale continuità. Per Galasso, la storiografia italiana svolse il suo cammino con una sostanziale continuità: non solo per la continuità personale di attività dei Volpe, dei Rota, degli Ercole, dei Rodolico, degli Schipa, degli Egidi, dei Silva, dei Cognasso, ecc., ma anche per la misura assai larga con cui intorno ad essi si formarono i più giovani Falco, Simeoni, Pontieri, Maturi, Chabod, Capasso, Pieri, Morandi, Valeri, Quazza, Sestan, Rosselli, Valsecchi, ecc., fino ai Pepe, Spini, Moscati, Martini, ecc. Galasso precisa anzi gli elementi che concorsero, a suo parere, a determinare questa continuità: le istituzioni; la possibilità di circolazione lasciata a testi diversi come quelli di Croce; l'intricata connessione di motivi liberal-democratici con la tradizione risorgimentale, tuttavia eponima del regime e della monarchia; una diversa, ma non meno effettiva connessione di motivi sociali con la linea ufficiale; una rete concreta di rapporti umani che non subiva fino in fondo, o almeno non subiva sempre, la logica dell'ortodossia dominante; la stessa continuità delle persone presenti in alcune delle posizioni scientifiche e ufficiali più eminenti; perfino l'intrinseca debolezza di una ortodossia dominante, ma aperta dalla vicenda delle sue affermazioni a molti compromessi e tolleranze; la superficialità di adesione, che anche per questo sostanziò ben presto la base sociale dell'ortodossia pressoché in ogni campo. Tutto ciò fece sì che gli anni del regime non fossero in gran parte né di arresto, né di sostanziali chiusure dell'esperienza storiografica italiana. Angelo Ventura vede nel magistero di Anzillotti il ponte ideale che assicura una continuità tutta interna a una tradizione storiografica, che sembra poi prolungarsi senza soluzioni di continuità sino alla storiografia del secondo dopoguerra, incontrandosi con la ripresa della storiografia marxista e successivamente con l'influenza della scuola delle Annales. Ed Ettore Lepore, richiamando un giudizio di Arnaldo Momigliano, valuta che Chabod evitò agli studi storici italiani quella rottura tra generazione crociana e generazione post-crociana che si è verificata in filosofia e nella critica letteraria, operando per merito suo e dei suoi coetanei, da Maturi a Morandi e a Cantimori una liberazione dall'idealismo per vie interne, come non è accaduto in altri campi, e meno che mai in quello degli studi filosofici.
Furio Diaz non vede alcuna rottura per tutto il periodo che va dal 1919 al 1943 e sostanzia questa sua convinzione argomentandola ampiamente. Il grosso salto, che solo permette di parlare di nuova storiografia, lo colloca nel 1945-50, quando non soltanto si fa strada un modo nuovo di considerare il Settecento e l'Illuminismo, non più soggetti alle svalutazioni derivanti, almeno in parte, dalla ricerca più o meno affannosa delle origini del Risorgimento , ma di un Risorgimento tutto autoctono, bensì anche l'apertura europea della storia del socialismo, l'ingresso nella storiografia italiana di una corrente marxista e di una corrente cattolica. Effettivamente, una corrente d'ispirazione marxista, o per dir meglio gramsciana, che malgrado certe rigidezze ideologiche e certe conseguenti forzature ha pur dato frutti significativi e anche importanti, e nel suo maturarsi si è incontrata con le