Rassegna storica del Risorgimento
CHABOD FEDERICO; CONGRESSI MILANO 1983; STORIOGRAFIA ITALIA
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1985
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145
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La nuova storiografia italiana 145
si slarga; e comprende non solo gli immediali antecedenti del secolo delle riforme, ma tutta la storia moderna d'Italia dal declinare di quella frammentaria vita comunale, che è il primo erompere della vita nazionale ancora inconscia e incurante della propria unità e ignara di ogni esigenza di organizzazione, fino alla formazione del regno d'Italia e alla prima grande prova della sua volontà e della sua potenza nella guerra mondiale . Vien fatto di esclamare: troppa grazia, Sant'Antonio! Perché a ben guardare una concezione del Risorgimento come questa, tanto slargata nel tempo da perdere ogni rapporto con i processi storici europei e per secoli tutta confinata entro i limiti geografici della penisola, riproponeva una visione nazionalistica e deformante della storia d'Italia, non altrimenti anche se di segno diverso da quella chiusa entro le coordinate di un Settecento antilluministico e di un sabaudismo esasperato nel monopolio del patriottismo.
Ma il clima generale facilitava comunque lo sviluppo della storia del Risorgimento in direzione sbagliata, e tanto più lo divenne dal 1935 e dal-l'instaurarsi dell'egemonia di De Vecchi, anche legislativamente e normativamente sancita dalla riforma degli istituti storici. Malgrado il fatto che coloro che lavorarono allora nell'Istituto per la storia del Risorgimento lavorarono bene, esso fu concepito da De Vecchi, e in parte divenne, un istituto di stampo essenzialmente fascista.
Il libro è ricchissimo di episodi, vicende e aneddoti, richiamati dagli studiosi che hanno partecipato al Convegno di Milano sul filo dei loro ricordi e delle loro esperienze personali. Ce n'è uno che mi riguarda personalmente e che mi permetto di ricordare, perché si riferisce specificamente alla Rassegna storica del Risorgimento. Sapevo di essere stato escluso dalla collaborazione a questa rivista (cui la generosità e l'apertura liberale di Ghisal-berti mi aveva conservato anche dopo le leggi razziali, mascherandomi con lo pseudonimo di Paolo Romano) per ordine di De Vecchi, in seguito alla pubblicazione di una mia recensione al volume di Omodeo su La leggenda di Carlo Alberto nella recente storiografia. Ma su quell'episodio apprendo ora dalla relazione di Renzo De Felice alcuni particolari interessanti che ignoravo. Intanto, che pietra dello scandalo agli occhi di De Vecchi fu anche un'altra mia recensione, quella a La giovinezza di Cesare Balbo di Ettore Passerin d'Entrèves ( non hanno la mia approvaizone, scrisse De Vecchi a Ghisalberti, che aveva la delega per il settore delle recensioni, anzi, per quanto si è detto dell'Omodeo, nonché per quanto questo acido scrittore dice o sottintende, tirando sassi in piccionaia, le deploro ). Particolarmente presi di mira da De Vecchi, da quel momento, furono aggiunge De Felice Omodeo e il sottoscritto, e la corrispondenza del ministro con Ghisalberti è a questo proposito eloquente. Per quanto mi riguarda, ecco quanto De Vecchi scriveva a Ghisalberti il 30 dicembre 1941, a proposito di due mie recensioni che non vennero pubblicate, una delle quali alla nuova edizione dell'opera di Salvatorelli su II pensiero politico italiano'. Fra il mio modo di intendere la storia e quella del signor Paolo Romano c'è evidentemente un abisso. E il 1* novembre 1942, comunicando il rifiuto di una mia recensione nella quale era citato Omodeo e la decisione che io fossi escluso da ulteriori colaborazioni: È troppo lontano in fondo il suo spirito, intelligente per altro, da quello di colui che ha la responsabilità della Rassegna . E a Ghisalberti De Vecchi tolse la delega per le recensioni, che