Rassegna storica del Risorgimento

GIUSTIZIA REPUBBLICA NAPOLETANA 1799; REPUBBLICA NAPOLETANA 179
anno <1985>   pagina <150>
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Mario Battaglini
Due sono i punti sui quali, però, batte e ribatte la sua critica: il centralismo, per cui le Provincie furono abbandonate e non si curò che una tumultuosa capitale; la molteplicità, la confusione ed il permanente conflitto di tante particolari giurisdizioni in gran parte abbandonate nelle mani dei privati come veri oggetti di commercio . 9> Da ciò l'unica conse­guenza possibile: la giustizia dei tribunali è divenuta un vero gioco di carte ed ogni cittadino ha l'arbitrio di fare quello che meglio gli piace . 10> Ma a rendere maggiormente grave la situazione, sta la presenza dei baroni i quali dirigono la giustizia a loro volere, per mezzo di ministri deboli, ignoranti o malvagi .in
Questi perciò i mali: ma quali i rimedi? È nel Testamento forense che il Galanti tira le conclusioni di tutte le sue ricerche e pone in essere un piano di riforme. ,2>
Anzitutto (concordando in ciò col Filangieri) egli propone, una divisione del territorio del Regno, esclusa la Sicilia, in cinque partizioni composte di alcune Provincie comprendenti un massimo di trentamila abitanti per ogni provincia. In ognuna di esse doveva risiedere una ruota del Sacro Con­siglio, per l'amministrazione della giustizia. La ruota doveva essere com­posta da cinque magistrati (ministri) e ciò perché cinque votanti rie­scono bene a discettare qualunque questione. Il Sacro Collegio doveva essere, però, giudice di appello e di revisione, mentre giudici di primo grado dovevano essere le Udienze (composte da giudici della Vicaria) e, per il foro ecclesiastico, le curie vescovili. È interessante notare come, secondo Galanti, il Sacro Collegio sarebbe stato giudice di appello e di revisione anche per i giudici ecclesiastici.
Inoltre (e qui il Galanti è veramente un precursore) per le cause dei comuni egli prevedeva la difesa affidata al ministro economico a colui, cioè, al quale, in essi, lo stesso Galanti aveva affidato il governo.
Ma il problema più grosso, quello che, veramente, era alla base di tutto, era, pur sempre, l'esistenza dell'ordinamento feudale, con tutte le sue com­plesse giurisdizioni. Le proposte del Galanti al riguardo sono estremamente concrete: egli, infatti, tenendo conto proprio della situazione in atto, traccia un piano che potremmo chiamare minimo, per riordinare, appunto, le corti locali così come erano. Anzitutto egli propone, perciò, che la carica di avvo­cato fiscale sia affidata ai giudici della Vicaria. Con ciò voleva eliminare un abuso gravissimo: la dipendenza dell'avvocato del fisco dai baroni locali e quindi, quello che egli chiama il silenzio del fisco B> per cui la giustizia
1952): Relazione sulla Terra d'Otranto, del 1791, ivi, p. 35; Della descrizione geografica e politica delle Sicilie, a cura di P. ASSANTE e D. DEMARCO (Napoli, 1969), voli, 2, I, p. 166; Testamento forense (Venezia, 1806; ristampa anastatica, Napoli, 1977), voli. 2.
9> In Relazioni cit., p. 61: ad esempio, Galanti conta a Barletta dodici giurisdizioni e a Bari, diciotto.
W Relazioni cìt, p. 61.
il) Relazioni cit.. p. 92; sulla ignoranza dei giudici, il Galanti ritorna più tardi in Testamento cit., I, p. 56; Descrizione cit.. 1, p. 170, lamentando che i magistrati avessero un solo compito: quello di firmare le carte che venivano presentate loro.
12) Testamento cit., I, p. 25.
13) Testamento cit., p. 59.