Rassegna storica del Risorgimento
FOSCOLO UGO; NIEVO IPPOLITO
anno
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1985
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pagina
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173
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Da Foscolo a Nievo
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erano costretti a servire come soldati; non erano angariati a mantenere lussuosi stabilimenti ecclesiastici; preservavano diritto d'eleggere a suffragi popolari, secondo il rito antico della chiesa, i loro parrochi, e li chiamavano padri de' poveri. La venerazione al loro governo era arrivata ad essi per lungo ordine di generazioni; e non avevano idea di costituzione migliore, né sperimentato in se stessi gli effetti del potere arbitrario, se ne sentivano compresi come da un mistero di religione, e il riguardavano come palladio della tranquillità interna, e della indipendenza della patria. Per ciò lo contemplavano con rispetto e l'adoravano con religioso fervore, awenché il mistero tenda perpetuamente a produrre venerazione, e questa a comandare il silenzio.
Differenti sfumature di sentimenti esprimono, a saper bene leggere, gli scrìtti del Nievo. Egli percepisce la fine del cessato governo aristocratico più come lo svanire di un fantasma che quale morte di un organismo ben vivo. Leggesi nel capitolo XI delle Confessioni:
... Era una sera cosi bella, così tiepida e serena, che pareva fatta per i colloqui d'amore, per le solinghe fantasie, per le allegre serenate e nulla più. Invece tra tanta calma di cielo e di terra una gran Repubblica si sfasciava, come un corpo marcio di scorbuto; moriva una gran regina di tredici secoli senza lacrime, senza dignità, senza funerali ... Ci fu un momento ch'io alzai involontariamente gli occhi al Palazzo Ducale, e vidi la luna che abbelliva d'una vernice di poesia le sue lunghe logge e i bizzarri finestroni. Mi parve che migliaia di teste, coperte dell'antico cappuccio marinaresco della guerresca celata sporgessero per l'ultima volta da quei mille trafori i loro vacui sguardi di fantasmi; poi un sibilo d'aria veniva dal mare che somigliava un lamento ... Chi s'accorse della caduta dell'impero d'Occidente con Romolo Augustolo? Esso era caduto coll'abdicazione di Diocleziano. Chi notò nel 1806 la fine del Sacro Romano Impero di Germania? Esso era scomparso dalla vista dei popoli coll'abdigazione di Carlo V.
Chi pianse all'ingresso dei Francesi in Venezia la rovina d'una grande Repubblica, erede della civiltà e della sapienza romana, e mediatrice della cristianità per tutto il Medio Evo? Essa si era tolta volontariamente all'attenzione del mondo dopo l'abdicazione del Foscari. Le abdicazioni segnano il tracollo degù* Stati, perché il pilota né abbandona né è costretto ad abbandonare il timone d'una nave, che sia guarnita d'ogni sua manovra e di ciurme esperte e disciplinate .
Vi è, quindi, rimpianto per quegli eventi, ma non nostalgia di una possibile restaurazione. Del resto lo stesso personaggio del romanzo, Carlino Altoviti, è dipinto come un liberale dalle venature democratiche, che vede nell'abdicazione da parte del Maggior Consiglio l'albore di un futuro di libertà.
Ma nella memoria del personaggio autobiografo tali speranze si scontrano con il ricordo dell'indifferenza del popolo, per non dire l'ostilità, verso la nuova Municipalità del Governo provvisorio democratico, cui le plebi rispondevano uno schietto Viva San Marco! , e con lo scempio del tradimento di Campoformido, con il quale il Bonaparte cedeva Venezia, in base agli accordi preliminari di Loeben, a quell'Austria che già da un secolo seguiva il declino della Serenissima nella speranza di impadronirsi dei ricchi traffici dell'Alto Adriatico. Lezione che verrà profondamente sentita dai liberali veneti, e illuminerà la rivoluzione del 1848. Questa sì fu sollevazione di popolo.
Accoppiando i nuovi principi di libertà civile con il vecchio Leone, campeggiante nel tricolore, ponendo assieme Daniele Manin e Niccolò Tom-