Rassegna storica del Risorgimento

FOSCOLO UGO; NIEVO IPPOLITO
anno <1985>   pagina <174>
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Riccardo Scarpa
maseo si ottenne la solidarietà di tutto il popolo delle Venezie contro il bieco dominatore. Il 184849 segnò, con il sangue dei nuovi martiri, l'ingresso della vecchia Serenissima nella nuova Italia, il cemento tra quell'antico senso dello Stato ed ì nuovi sentimenti liberali. Fu rivoluzione davvero, nel senso heghe-Hano della parola, in quanto fu innanzitutto risorgimento morale, da cui nacque un nuovo progetto politico. Questa rigenerazione ideale è appena agli albori con il Foscolo, si presenta già matura e pronta a trasformarsi in azione nel Nievo.
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Va notato come Ippolito Nievo nel descrivere il decadere delle istitu­zioni venete, esageri, a scopi romanzeschi, certi particolari inerenti l'ultima riunione del Maggior Consiglio, ma ponga al centro dei suoi sarcasmi non il patriziato veneto sibbene i conti del Castello di Fratta.
Nella città di Portogruaro, nobile centro della provincia veneta, e nel suo agro, luoghi ove l'azione del romanzo soprattutto si svolge, due figure emergono, il conte di Fratta ed il senatore Frumier. Quest'ultimo, dal nome di fantasia (il Nievo conosceva troppo bene il costume delle ciacole, ossia il pettegolezzo, per usare nomi reali nel romanzo) impersonifica il classico aristocratico veneto. Esso appare per tutto il romanzo come uomo di mondo, amante della vita, ma quando descrive rultima seduta del Maggior Consiglio lo pone nel partito degli intransigenti difensori del vecchio ordinamento, non privi, date le circostanze, di eroismo.
Mi stupii scrive il Nievo non poco di vedere in mezzo a questi il senatore Frumier ed il suo primogenito Alfonso; giacché li sapevo devoti a San Marco, ma non tanto coraggiosamente, come mi fu chiaro allora. Stavano uniti e quasi stretti a scrocchio tra loro; guardavano i compagni non con la burbanza dello sprezzo, né col livore dell'odio, ma con la fermezza e la mansuetudine del martirio.
Pronti a gioire della vita seppero portarsi, alla fine, da degni padri coscritti sino in fondo. I conti di Fratta, al contrario, sono la caricatura della feudalità decaduta. In realtà il Nievo intendeva rimarcare la diversità tra due ceti ben diversi: infatti i conti di Fratta non erano nobili veneti, ma feudatari friulani. La Patria del Friuli per lungo tempo era stata sotto il dominio temporale dei Patriarchi d'Aquileia, vassalli dell'Impero e spesso di origine germanica. Costoro instaurarono in Friuli il sistema feudale, sino a che Venezia non liberò quella Patria, a fianco di Tristano di Savorgnan. Il 20 giugno 1420 veniva insediato in Udine Roberto Morosini, primo luogo­tenente veneto della Patria del Friuli.
Emilio Sartorelli, uno dei migliori letterati locali del secolo nostro, in un suo efficacissimo scritto sulla famiglia dei Savorgnan2) dà in poche righe il senso di quella storia:
ì In Avanti è nel brunì, almanacco, Udine, 1965.