Rassegna storica del Risorgimento

FOSCOLO UGO; NIEVO IPPOLITO
anno <1985>   pagina <175>
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Da Foscolo a Nievo
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Così finiva il dominio temporale del Patriarcato aquileiese, dopo tre secoli e mezzo di governo e cessava il potere politico di un principato che, salvo brevi periodi di pace e di splendore, aveva cagionato infiniti lutti alla Patria a motivo dei troppi patriarchi d'oltralpe che approfittavano d'ogni atto di ribellione da parte dei feudatari per chiamare in Italia, col pretesto di mettervi ordine, milizie straniere che scorrevano per la terra del Friuli saccheggiando, menando stragi e spargendo ovunque rovine. Al Patriarcato d'Aquileia rimaneva soltanto il potere religioso e la Patria del Friuli passava sotto il dominio del leone di San Marco >.
La feudalità friulana, come istituzione, era residuo di quel dominio temporale. Molti bei nomi di essa, dal Risorgimento ad oggi, ben inteso, hanno dato il sangue alla Patria ed esempi di grande nobiltà, ma quel che il Nievo intendeva censurare era l'istituzione di stampo germanico soprav­vissuta in terre ora venete. Del castello di Fratta, di cui parla Ippolito Nievo, non c'è, ora, veruna traccia. Esiste oggi solo un'antica casa colonica che taluno asserisce essere una dipendenza del maniero, ma non essendosi fatte ricerche archeologiche attorno a tale dimora rustica non può, allo stato, dirsi nulla sul fondamento di tali voci popolari. Ch'esso, tuttavia, esistesse ancora nel secolo XVIII è provato da un settecentesco dipinto del castello di Val-vassone, che ritrae i vari feudi di quella casata, tra i quali esso risulta. Mio padre, che nacque a Fossalta nel 1896, luogo non molto distante da Fratta, si ricorda che un tempo, quand'era bambino, la gente del contado asseriva che alcuni resti murari, ora scomparsi, erano residui di quelle mura feudali.
Il castello di Fratta, già prerogativa della nobilissima famìglia porto-gruarese degli Squerra, era finito more uxorio nella casata Valvasone, che fu ascritta per tale possesso al consiglio nobile di Portogruaro. Costoro trae­vano origine da un Odorico di Auersperg, venuto dalla Carinzia in Friuli nel 1005 a seguito di Poppone, patriarca d'Aquileia, il quale eresse il castello di Cucagna e Valvasone, da cui la famiglia trasse il nome. Aggregati al Magnifico Parlamento Friulano, creati Conti del Sacro Romano Impero da Carlo IV il 15 gennaio 1362, li ritroviamo, oltre che nell'ordine di Malta, in quello Teutonico. I colori del loro stemma antico erano rosso ed argento, che son quelli della Carinzia, e nel loro completo notasi l'argento alla fascia di rosso, che sta per l'Austria.
Naturalmente il Nievo non intende dir nulla su tale famiglia, che non nomina, ma si comprende come sia ben scelto il castello di Fratta a simbolo di tale feudalità straniera, estranea alla cultura veneta e pur presente nella regione. È questo simbolo l'oggetto principale dei sarcastici strali del grande italiano che, forse, intendeva riferirsi anche a certa feudalità austriacante dei suoi giorni. Esempi da indurre al riso, od alla pietà, sentimenti che così bene ispira la figura del castellano di Fratta. Per non parlare di mons. Orlan­do, che sì bene ritrae certo clericume pavido, figlio di tale ambiente.
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Quell'Ugo Foscolo che dimostra tanta venerazione storica per il cessato governo veneto nel suo articolo sulla Costituzione di Venezia ben diversi sentimenti, in apparenza, sembra nutrire verso la Dominante nello scritto