Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1985
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pagina
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179
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Mazzini a Gaeta
179
ed è comprensibile che egli abbia poco di che esser contento. Roma presa dal re e la Francia repubblicana che riassume l'iniziativa rivoluzionaria in Europa cancellando di colpo le speranze di una missione rigeneratrice dell'Italia, sono due dati di fatto per lui sconfortanti. A paragone con il fallimentare bilancio di tutta un'esistenza cui sulle prime dovette essere indotto 7> ma si riprenderà prestissimo e con vigore quasi giovanile troverà un'altra prospettiva di lotta non è escluso che il fresco ricordo della permanenza forzata a Gaeta gli potesse sembrare una parentesi piacevole, con tutti gli attestati di rispetto se non di affetto che aveva ricevuti. Su questo le numerose fonti disponibili sono pressocché concordi: tutti coloro che in un modo o nell'altro nell'estate del 1870 ebbero a che fare con Mazzini, rappresentanti dello Stato, autorità grandi e piccole, alti magistrati e pretori di provincia, ufficiali superiori e semplici carcerieri,8) tutti sentirono di avere a che fare con un personaggio che era un mito vivente, un grande vecchio di cui neanche gli avversari più ostinati potevano più mettere in discussione la funzione storica a lungo esercitata e il peso avuto nella crescita del paese (proprio in quei giorni, e più ancora in quelli avvenire un ministro, per quanto lontanissimo dal pathos mazziniano,91 sembrava, aver fatti suoi certi princìpi, certe idee e soprattutto certe ostinazioni nel realizzarli). In una generale atmosfera di pacificazione nazionale quale quella seguita alla presa di Roma si tendeva forse a dimenticare che fino a poche settimane prima l'anziano agitatore era stato considerato il pericolo pubblico per eccellenza e che gli ultimi suoi tentativi insurrezionali della recente primavera10) ingenui, senza coordinazione, privi di ogni possibilità di riuscita, e tuttavia condotti da bande regolarmente armate avevano suscitato più di una preoccupazione per due precisi motivi: perché avevano evidenziato una penetrazione rilevante dello spirito eversore nell'esercito e perché avevano fatto intravedere possibili accordi dei mazziniani
T> Le sue lettere dell'ottobre-novembre 1870 sono dense di un senso di scoramento. Su questo punto si rinvia, tra gli altri, a V. GASTALDI, op. cit., p. 225, e a L. LOTTI, op. cit., p. 181.
*> Uno di questi rappresentanti dello Stato monarchico, GIACINTO PASSIO, nel suo Mazzini a Gaeta, 15 ottobre 1870, Poggio Mirteto, 1912, tutto percorso da un sentimento d'ammirazione e di stima per l'uomo che era stato affidato alla sua custodia, arriverà a sostenere che non si poteva neanche parlare di carcerieri poiché Mazzini era direttamente e solamente guardato dall'ufficiale di guardia (p. 46).
?) Riferita naturalmente a Sella, l'espressione è adoperata da P. CHABOD, Storia della politica estera Italiana dal 1870 al 1896..., Bari, 1951, p. 202. Ma, come ha dimostrato E. Di NOLFO, Monarchia e Governo durante la crisi del 1870, in Un secolo da Porta Pia cit., pp. 107-142, e prima ancora di lui S.W. HALPERIN, Diplomai under Stress. Visconti Venosta and the Crisis of fuly 1870, Chicago, 1963, Visconti Venosta non era stato nella sostanza meno risoluto nel contrastare la politica personale di Vittorio Emanuele.
I0) L'argomento è stato studiato a fondo da C. PAVONE, Le bande insurrezionali della primavera del 1870, in Movimento operaio, a. VII (1956), pp. 42-107. Si veda inoltre T. TESSAEI, Mazzini, t democratici e il 20 settembre 1870, in Archivio veneto, a. CI (1970), pp. 160-190. Molto utile per l'ampiezza dell'informazione, la ricostruzione dall'interno di A. SAFH, Cenni biografici e storici a proemio del voi. XV degli Scritti editi ed Inediti di Giuseppe Mazzini, ora in IDEM, Ricordi e scritti, voi. IX, Firenze, 1902, pp. 70-92. Il tema fu poi ripreso da Saffi nel Proemio al voi. XVI {ivi, pp. 183-209).