Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1985>   pagina <180>
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Giuseppe Monsagrati
con la Prussia bismarckiana, n> interessata a creare al governo italiano imbarazzi interni tali da rendere per lo meno problematica l'eventualità di un intervento a sostegno della Francia di Luigi Napoleone.
Nel clima da luna di miele determinatosi all'indomani del 20 settembre tra casa regnante, istituzioni e paese parve e fu saggezza risolvere ogni contenzioso interno e mostrarsi generosi con i nemici dell'ordine costituito. Sul passato cadde allora il silenzio, rotto per un breve momento da alcune illazioni della stampa moderata in merito ad un presunto rapporto episto­lare che Mazzini, dalla cella di Gaeta, si diceva avesse allacciato con Gia­como Medici, l'antico discepolo che a Palermo gli aveva fatto scattare le manette ai polsi.U) A queste dicerie rispose lo stesso Mazzini facendo pub­blicare sull'Unità italiana del 23 ottobre una dichiarazione in cui, proclamato ancora il rifiuto dell'amnistia regia, precisava di non avere mai scritto, nel periodo in cui era stato detenuto, ad alcun personaggio di Governo relativamente al problema di Roma. A tale dichiarazione era anche allegato un estratto dell'unica lettera da lui scritta durante la detenzione ad un rappresentante della magistratura, il procuratore di Lucca, al quale, pre­messo che non riconosceva lo Statuto piemontese quale legge fondamentale dell'Italia unita, Mazzini chiariva quella che sarebbe stata la sua condotta in sede d'istruttoria e poi di processo. È da questa lettera che i contempo­ranei appresero che Mazzini era stato interrogato da alcuni delegati in nome delle Corti di Lucca e di Catanzaro e che nella circostanza aveva ispirato il proprio comportamento ad una regola di grande fermezza: Dissi a quei Delegati che, per semplice cortesia d'Italiano con Italiani e non avendo difficoltà alcuna a confermare quanto dico e fo, avrei risposto a ogni domanda che concernesse me solo, e non toccasse, direttamente o indirettamente, altri, compromessi o no, nei fatti passati. E così feci. Oggi, esaurita, con due lunghi interrogatorii, anche quella parte, ricuserò di rispondere a qualunque inchiesta che potesse farmisi .K)
Questa posizione era stata annunziata ai giudici il 22 settembre, quando già avevano avuto luogo due interrogatorii. Ne vedremo più avanti l'esito. Per ora osserveremo che, come era previsto dalla normativa vigente, la concessione dell'amnistia estinse il reato e fermò ogni procedimento penale a carico di Mazzini, il quale, come abbiamo visto, aveva già fatto sapere che, se condotto in tribunale, non si sarebbe difeso dal momento che non si considerava colpevole, e si sarebbe limitato a spiegare, esaurito il procedimento, perché io mi trovi nel campo avverso . 14> Poi, invece, tutto fu dimenticato, l'Esule per antonomasia tornò ad esser tale, e col tempo si vennero accumulando le testimonianze sul fascino da lui esercitato su
") Le prime rivelazioni su questo tema in D. DIAMILI.A MOLLER, Politica segreta Italiana, Torino, 1880, pp. 336-355. Assai severo il giudizio di H. BOI.TON KING, Mazzini, Firenze, 1903, p. 219, che vede in tali trattative l'ultimo gradino della decadenza politica del Mazzini . Come è noto, anche i garibaldini, con Francesco Cucchi, ebbero i loro contatti coi Prussiani (F. MANZOTTI, / partiti politici e la presa di Roma, in Un secolo da Porta Pia eh., p. 158). Vedi pure A. SAFFI, Ricordi e scritti cit voi. IX, p. 209.
12) J. WHJTE MARIO, Dalla vita dì Giuseppe Mazzini, Milano, 1886, p. 460.
13) La lettera, scrìtta da Livorno 11 18 ott. 1870, è In S.E.L, voi. XC, pp. 69-71.
M> Ibidem.