Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1985>   pagina <182>
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Giuseppe Monsagrati
tendo più rendere segnalati servigi alla Patria con le armi, vagheggiava altri ideali . 21>
Emergevano cosi i primi tratti di una diramazione del mazzinianesimo nell'esercito che. dopo i fatti della primavera del 1870, avrebbero forse meritato di essere appro fondi ti. L'esperienza di Gaeta e i contatti avuti con i membri della guarnigione non erano stati, a dispetto di quanto affermerà imo di quegli ufficiali, il Passio,22' un fatto di mera cortesia e neanche una semplice occasione per esporre le proprie dottrine a gente che non le aveva mai frequentate, o che, come Emilio Celano, vedevano in lui un truce rivoluzionario, un Murat nemico d'altari e di corone,23' ma gli erano serviti (...ho lavorato durante la mia prigionia, dirà poi con fierezza)24' per immaginare, magari con il solito eccesso di ottimismo, quali felici prospettive fossero offerte al movimento repubblicano da un organismo quale l'esercito che tutti, errando, si ostinavano a considerare legato per sempre alla casa regnante: L'ho esplorato in tutte le direzioni scriverà qualche mese dopo ; e sono convinto che nei bassi ufficiali le tendenze sono generalmente nostre, meno pronunziate nella maggioranza degli uffi­ciali, pur più assai forti e diffuse che non credete. E ne feci ultimo esperi­mento in Gaeta, dove i risultati del mio ardito apostolato fra gli ufficiali di due reggimenti furono tali da far sì che, nel secondo mese, il Governo impaurito fu costretto a telegrafare di rompere qualunque contatto fra essi e me e circondarmi di carabinieri .
Dati i precedenti di una milizia politica quale quella mazziniana comin­ciata cercando interlocutori tra i soldati del Piemonte sabaudo, le segnala­zioni partite da Gaeta potevano offrire materia d'indagine; anche qui, invece, si preferì chiudere un occhio, e il Governo si ritenne soddisfatto di quanto ebbe a leggere in un rapporto dei Carabinieri al ricordato prefetto di Caserta, recante la data del 5-11-1870 e trasmesso in seguito al presidente del Consiglio, dove, giudicate eccessive le confidenze intercorse tra alcuni ufficiali e Mazzini, si avanzava tuttavia un'interpretazione molto tranquil­lizzante dell'accaduto riconducendo tutto nei limiti di un normale rapporto umano sul quale, si diceva, un peso decisivo doveva averlo esercitato il fattore della curiosità verso un personaggio tanto celebre. *)
Forse ciò era varo, o forse da parte del Governo non si seppe cogliere il convergere di una lunga serie di indizi verso la configurazione d'una
20 L. MORABITO, Lettere inedite di Mazzini ai suoi amici genovesi (1860-1871), in Mazzini e i repubblicani italiani. Studi in onore di Terenzio Grandi..., Torino, 1976, p. 300.
22) G. PASSIO, op. ciu, pp. 40 sgg.
23) Simili parole non sono di Nicola Bernardini, come sostiene V. PARMENTOLA, op. cit., p. 51, ma di un collaboratore del suo giornale, tale S. Castelluzzo, che sul Corriere Meridionale di Lecce, del 16 febbr. 1893, aveva pubblicato un articolo dal titolo Giuseppe Mazzini ed il Comm. Celano (poi ripreso nell'opuscolo commemorativo Emilio Celano, s.Ln.d., pp. 47-48, ove erano raccolti necrologi, telegrammi e articoli di giornale scritti per la morte di Celano, avvenuta a fine gennaio 1893).
2*) Mazzini a N. Le Piane, 17 ottobre 1870, in S.E.I., voi. XC, p. 65.
25) Mazzini al Nucleo repubblicano di Palermo, 2 maggio 1871, ivi, voi. XC1, p. 39.
) Le Carte di G. Lama cit., voi. VI, pp. 227 sgg.