Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1985>   pagina <183>
immagine non disponibile

Mazzini a Gaeta
183
realtà quale quella della diffusione del sovversivismo nell'ambiente mili­tare che poteva costituire motivo d'apprensione se non di allarme; o forse ancora, e sembra questa la spiegazione più accettabile, nella consape­volezza che, risolta finalmente la questione della capitale, si era privata la Sinistra estrema del suo più consistente motivo di agitazione, si preferì in base ad una sagace valutazione dei vari elementi di giudizio inaugurare una politica meno nevrotica: rafforzata dai suoi ultimi successi, la monar­chia non aveva nessun interesse ad esasperare il conflitto con una opposi­zione resa più debole dalla realizzazione del punto più qualificante del programma rivoluzionario.
D'altra parte la miglior conferma di come fosse agevole tenere la situazione sotto controllo senza accentuare la repressione era data dal fatto stesso che nei due mesi che era durata la detenzione di Mazzini il suo partito non era stato in grado di promuovere nessuna iniziativa di massa. L'idea più ambiziosa, quella di suscitare una rivoluzione nazionale partendo contemporaneamente da vari centri urbani, se ne era andata con gli insuc­cessi della primavera. Ma anche la mancata mobilitazione popolare per un qualunque gesto di protesta (un giornale aveva rilevato che l'arresto di Mazzini era avvenuto colla massima calma della nazione)28) finiva per essere un sintomo preoccupante di una realtà che i proclami e la predicazione non riuscivano più a celare: in ciò, nel rendersi conto di aver tentato di giocare una carta senza valore e di essere stato smascherato, stava presumibilmente una delle ragioni del disappunto e dello sconforto da cui si lasciò prendere Mazzini all'indomani della scarcerazione. Quella di Roma era per lui un'altra occasione perduta, anzi la maggiore, la più importante delle occasioni: non sarebbe stato facile farne nascere altre e, comunque, nessuna delle occasioni future avrebbe avuto lo stesso signifi­cato. Che Mazzini riuscisse a superare, vecchio e malandato com'era, anche questa sconfitta è una delle prove della sua grandezza e della sua forza interiore: ma l'autunno del 1870 va annoverato tra le stagioni più desolanti della sua travagliata esistenza.
In questo quadro, abbastanza ben conosciuto nelle sue linee fonda­mentali, la vicenda giudiziaria messa in moto dall'arresto di Mazzini finisce per assumere, come osservavamo poc'anzi, contorni molto sfumati. Come si delineò il confronto tra detenuto e giustizia? Quale posizione assunse
27) Si ricordino a tal proposito le parole di A. ORIANI, La lotta politica in Italia..., a cura di A. M. GHISALBERTI, Bologna, 1956, p. 683: liberata Roma il mazzinianesimo svaniva come partito d'opposizione. 11 suo programma repubblicano, smentito dai continui successi della monarchia, perdeva, colla risoluzione del problema romano, ogni forza d'attualità. Quindi il ministero si affrettò ad amnistiare Mazzini... . E nel citato Diario di S. CASTAGNOLA, p. 80: Era giusto che, compiuta l'aspirazione suprema degli Italiani e cessato fi pericolo delle agitazioni interne, che dal problema di Roma prendevano pretesto, tutto fosse dimenticato .
28) Cosi la Gazzetta Piemontese del 19 agosto 1870, cit. da A. BERSELLI, La Destra storica dopo l'Unità, Bologna, 1963, voi. 1, p. 43.
29) Valgano in proposito le conclusioni di E. MORELLI, Mazzini quasi una biografia, Roma, 1984, pp. 131 sgg., e la pregevole analisi di A. SCIROCCO, op. cit., in particolare le pp. 485 sgg.