Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1985>   pagina <184>
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184 Giuseppe Monsagrati
di fronte a chi gli chiedeva conto delle sue azioni il capo del movimento repubblicano italiano? Al di là delle notizie rese pubbliche dallo stesso Mazzini con la lettera summenzionata all'Unità italiana non si conosce granché: si sa delle misure cautelari adottate dalle autorità in fatto di corrispondenza, sorveglianza, visite di amici, lettura di giornali;30* si è al corrente della macchinosa procedura messa a punto per controllare che sui quotidiani dati in lettura al prigioniero (l'Opinione, il Corriere di Mi­lano, l'Unità Italiana, il Dovere e qualche numero del Lucifero ) M non comparissero parole e lettere sottolineate in modo tale da formare un mes­saggio in cifra.32) Da una copiosa documentazione conservata nell'archivio del Museo centrale del Risorgimento di Roma si apprende anche che la corrispondenza in partenza ed in arrivo doveva, prima di essere recapitata al destinatario, essere letta e approvata dal Procuratore generale presso la Corte d'appello di Lucca, competente per territorio e unica designata a questo compito per accelerarne i tempi. )
A questa relativa ricchezza di notizie circa il trattamento cui fu sotto­posto Mazzini corrisponde un buio quasi completo sull'andamento delle indagini. In tempi in cui il segreto istruttorio non era tanto facilmente violato ben poco trapelò sugli sviluppi dell'inchiesta; e, nell'assenza di ogni delucidazione, ci fu tra i democratici chi pensò che non si sapesse neppure cosa imputargli. E invece di materiale accusatorio ce ne era in abbondanza, e bastava riandare ai fatti della primavera-estate appena trascorse per met­tere in piedi un capo d'accusa di una certa consistenza: ne era consapevole lo stesso Mazzini quando il 19 settembre, dopo poco più di un mese di fortezza, informava Saffi, con parole che suonavano quasi come un'orgo­gliosa rivendicazione: Di me non so. M'annunziano per oggi appunto trasmessione d'un Atto d'accusa da Lucca; un altro, seguirà, suppongo, da Catanzaro. E panni che potrebbe venirne uno da tutte le città d'Italia, perché le cose mie hanno da ormai quarant'anni mirato a tutto .
Di questa lettera a Saffi è interessante anche la frase successiva a quella appena citata: contiene infatti le sole rivelazioni che sul dipanarsi delle indagini Mazzini riuscì a far pervenire all'esterno, e c'è da dire che non è facile comprendere come si sia potuta aprire quest'unica breccia
3) Sull'insieme di queste misure si rinvia al materiale conservato presso il Museo Centrale del Risorgimento di Roma [M.C.R.R.], busta 502, cartelle 12, 13, 14, 15.
n, M.C.R.R., b. 502/13/16 (C. G. Perotti, comandante della Fortezza, a Lanza, 19 settembre 1870).
32) M.C.R.R., b. 502/13/8-9. Si veda anche la relazione finale dì C. G. Perotti al geo. Villani, comandante del presidio di Gaeta, 22 settembre 1870, ivi, b. 502/14/11.
33) M.C.R.R., b. 502/13/6-7 (lettere del Procuratore Generale presso la Corte d'Ap­pello di Lucca, Cesarmi, a C. G. Perotti, 10 settembre 1870, e al comandante della Brigata Alpi, 6 settembre 1870).
34} G. ASPKONI, Diario politico 1853*1876, voi. V: 1868-1870, a cura di C. SOLE, Milano, 1982, pp. 579 sgg.
35) Mazzini a Saffi, 19 settembre 1870, in S.E.I., voi. XC, p. 39. Per la notificazione dell'atto di accusa emesso dalla Procura di Lucca si veda la lettera del comandante della Fortezza, Perotti, al pretore di Gaeta, 19 settembre 1870 (M.C.R,R b. 502/14/6).