Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1985>   pagina <188>
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Giuseppe Monscigraii
zumale: così la Riforma, il giornale di Crispi, aveva in una serie di articoli avanzato l'ipotesi che i moti delle bande e, in particolare, quello di Maremma, non sarebbero stati altro che una provocazione ordita dai con­sorti contro il gabinetto Lanza [...] Il fatto è che sia estrema Destra che Sinistra cercavano di approfittare dell'occasione offerta dalle bande per compromettere in senso a loro favorevole il governo Lanza, che entrambe mostravano di ritenere ancora non pienamente qualificato . SS La tesi della strumentalizzazione aveva una sua plausibilità e si fece strada lentamente tra le file della Sinistra mazziniana dove, dopo una iniziale espressione di solidarietà con gli insorti, acquistò rilievo la constatazione che le bande repubblicane si formarono ed agirono senza che Mazzini lo sapesse S) e si cominciarono a prendere cautamente le distanze da elementi di cui non si era in grado di determinare con certezza né la mano motrice, né il carattere preciso , s>
Si possono inquadrare in un disegno destabilizzante come quello trac­ciato dalla Riforma a proposito delle bande armate anche le titubanze palesate da taluni ambienti in occasione dell'arresto di Mazzini? È difficile dirlo, ma che uno di questi incerti fosse, come ha ricordato la Mario, il prefetto di Napoli d'Afflitto54) può essere un segnale se non di conferma almeno tale da insospettire. Se era la consorteria a volere la caduta del governo Lanza-Sella, non c'è dubbio, d'Afflitto era un ultra-consorte , anzi era l'uomo di punta della Destra "pura" ostile al Lanza , K> e non sarebbe questo il primo caso di una sua inclinazione a manovre tali da intorbidare le acque. Prima di imbarcarsi per Palermo Mazzini aveva trascorso due giorni a Napoli, 1*11 e il 12 agosto, senza essere disturbato; il vapore su cui salì era gremito di poliziotti e birri , M tanto che qualcuno dei suoi amici napoletani temette che egli fosse stato riconosciuto. Eppure nessuno mosse un dito per fermarlo; e d'Afflitto lo lasciò partire non già, come è stato
51> Queste le conclusioni di C. PAVONE, op. cit., pp. 61 sgg., che analizza alcuni articoli della 'Riforma ed una risposta polemica della Perseveranza.
M G. ASPRONI, Diario politico... cit., voi. V, p. 529.
53) Così l'Unità Italiana dell'I giugno 1870 (citata da C. PAVONE, op. cit., p. 62). E interessante, in proposito, anche l'opinione assai circospetta espressa da Lanza in una lettera a Michelangelo Castelli dello stesso giorno: Le bande continuano: sono due mesi che mi tengono in ballo, e non so prevedere quando finirà. È un nuovo divertimento per l'Italia. Si forma una banda armata colla stessa facilità di una partita di caccia. Se è dispersa, ognuno se ne torna a casa come se avesse commesso la cosa più innocente del mondo. Se poi qualcuno è arrestato armi in mano, l'autorità giudiziaria si affretta a metterlo in libertà, osservando che secondo il Codice, art. 326, le bande sono permesse. Alla buon'ora, così si governa come si può... (in Carteggio politico di M. Castelli, edito a cura di L. Chiala, Torino, 1891, voi. II, p. 465).
**> Anche un altro prefetto, quello di Genova, Carlo Mayr, non se l'era sentita di procedere all'arresto, e ciò aveva mandato su tutte le furie Lanza che si sfogò speden­dogli un paio di risentiti telegrammi (... Ella mi chiede con guai titolo e con guai mandato si potrebbe arrestare il Mazzini! , diceva nel primo, in data 12 agosto, in Le Carte di G. Lama cit., voi. V, p, 233).
55) Entrambe le definizioni sono di A. CAPONE, L'opposizione meridionale nell'età della Destra, Roma, 1970, rispettivamente a p. 273 e p. 275. Anche Luigi Zini non aveva dubbi: a armare le bande era stata la mano dei Consorti (a Lanza, 8 maggio 1870, in Le Carte di G. Lanza cit., voi. V, p. 127).
56) G. ASPRONI, Diario politico, cit., voi. V, p. 567.