Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1985>   pagina <191>
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Mazzini a Gaeta
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osservanza delle leggi imperanti dello Stato e come delegati legalmente dalla Sezione di Accusa di Lucca: era quindi nostro dovere rivolgergli tutte le domande che credevamo utili e necessarie per campiere esattamente il nostro incarico, era poi egli nel diritto di dettare le risposte. Dopo questo incidente l'interrogatorio procedette speditamente; nulla-dimeno si protrasse per circa quattro ore. Riassumendo in breve dirò che accettò di essere a capo della cospirazione tendente a distruggere la forma attuale del governo, ma senza voler declinare i nomi di alcun altro affiliato; negò poi di aver comandato e diretto i diversi attentati che ebbero luogo negli ultimi mesi, e solamente di alcuni di essi si disse semplicemente informato, aggiungendo di essersi adoperato perché non fossero mandati ad atto. Non ostante questo diniego della sua compartecipazione agli attentati, non negò di partir da lui la emissione delle cartelle per raccogliere denaro, non negò essere di suo carattere una delle tessere rinvenute con le quali si nominavano i capi del movimento è s'ingiungeva agli altri affiliati di prestar loro cieca ubbidienza, non negò l'intimità in cui è con Giuseppe Nathan, uno di questi condottieri, e riconobbe per suo autografo la lettera indiritta al Dottor Streccili da Lucca componente del Comitato di Lucca. Inoltre non di poca importanza è la sua reticenza circa la conoscenza di moltissimi indi­vidui componenti la banda Nathan giusta lo elenco trasmesso dal Tribunale di Como, e simile contegno tenuto nel rispondere su l'oggetto per lo quale era rimasto parecchie settimane in Genova, pochi giorni in Napoli e del suo ultimo viaggio per Palermo.
Spero che i risultamene dell'interrogatorio saranno ritenuti soddisfacenti. Almeno per parte mia e dell'Istruttore fu adoperata la diligenza ed avvedutezza maggiore. Qualora per lo interrogatorio delegatoci da Catanzaro vi saranno altre novità d'importanza, non mancherò di tenerla informata.
Prima di por fine a questa lettera debbo manifestarle che il detenuto trovasi sotto la diretta ed esclusiva vigilanza del Colonnello comandante la piazza,64) jl quale la esercita a mezzo di un uffiziale ed un picchetto di soldati che guardano il locale. È vietato a chiunque l'accesso e di parlare al detenuto senza esservi accompagnato dal detto Colon­nello. Trovasi presentemente alloggiato sopra una batteria, dove ha tre stanze a sua disposizione, gli si accorda di passeggiare su la detta terrazza a vista delle sentinelle, e gli si somministra per cibo quello che richiede. Intanto non credendosi troppo sicuro questo locale per la vicinanza a case abitate, si stanno in fretta restaurando delle stanze nel castello per tramutarvelo. Ho voluto rilevare queste particolarità, perché avendo la Procura Generale di Napoli ingiunto a questo Pretore per mezzo mio la maggiore possibile vigi­lanza, possa scorgere che in essa non ha alcuna, ingerenza l'autorità giudiziaria.
Mi comandi e mi creda con tutto rispètto di V.S. IU.ma
Dev.o Servit. Subord.o VINCENZO GRIMALDI *5)
Signor Conte Michele Pironti Senatore del Regno e Proc. G.le presso la Corte di Appello di Napoli
. .. Firenze
A tre giorni di distanza dal primo, ebbe luogo il secondo interroga­torio. Grimaldi si affrettò a farne un dettagliato resoconto a Michele Pironti
a*) Tale lettera, sequestrata dagli inquirenti, non è compresa nell*d7z/one Nazionale degli Scritti. '
M) Il ricordato Camillo Gaetano Perotti.
> A-S.N., Archivio Poerh - Appendicey n. 148/c.