Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1985
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pagina
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200
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200
Giuseppe Monsagrati
lavoro. È indubitato che fu lui a informare la polizia delia andata di Pippo colà. La cagione poi che spinse Pippo ad andare a Palermo dopo che furono falliti i movimenti di Milano e Genova (Genova però, come già dissi, non doveva essere iniziatrice, è vero che Pippo lo avrebbe voluto ad ogni costo, e gli sarebbe riuscito facile in quei momenti per la grande ailigliazione dell'alleanza repubblicana nell'esercito e nella marina, ma noi temevamo non ci succedesse quello che già ci era successo nel 49, quando, ad onta deEe promesse, le altre città non ci sostennero, e non volevamo essere più iniziatori) la cagione dunque che spinse Pippo ad andare a Palermo fu semplicemente una parola data ad una commissione di Palermitani venuta espressamente per invitarlo a partire. Questa commissione fu ricevuta in casa mia, Pippo disse che se Milano, Piacenza, Pavia e le altre avessero mancato all'iniziativa egli sarebbe partito per Palermo, e fu per questa parola data che volle ad ogni costo partire, lo e Saffi, venuto appositamente a Genova, si fece ogni sforzo per trattenerlo, ma egli alle nostre ragioni opponeva che non aveva mai mancato alla parola data e che non vi voleva mancare.92) Noi avevamo un brutto presentimento perché lo indovinavamo in mano alla polizia. Aurelio ha una copia di tutte le mie lettere, ricavata ciascuna dall'originale dalla Giorgina,93) che orsono alcuni anni, se le ricopiò in casa mia: meglio sarebbe che vi rivolgeste ad Aurelio stesso perché ve le mandasse. Peccato che le più importanti siano andate perdute nelle varie perquisizioni della polizia.
Dopo l'arresto che fece fare il Medici non so se voi sappiate che io feci ogni sforzo per la liberazione di Pippo, partii per Roma nel giorno del Plebiscito per organizzare una grande dimostrazione in Campidoglio, fui seguito dalla maggior parte dei prigionieri politici liberati in quei giorni, Filipperi, Mancini ed altri, ma fummo in pochissimi. Andata a male la dimostrazione94) ci mettemmo all'opera per organizzare la fuga, sia per mare sia per terra, mandai a Napoli Filipperi per combinare l'ora della notte nella quale io stesso sarei andato con chi s'era d'accordo, io intanto rimasi a Roma per non dare nell'occhio, attendendo impaziente la risposta dì Pippo per agire a seconda. Preparato il colpo Pippo ricusò netto rifuggendo dall'idea della fuga. Eppure in quell'epoca l'alleanza repubblicana era assai potente nella marina, si disponeva di ciò che si voleva; ma in questo argomento ci sarebbe da compromettere qualche alto locato sicché convien tacere.
Mi scrisse Pippo, quando era per uscire di carcere in virtù dell'amnistia, che sarebbe venuto a Genova per visitare la tomba di sua madre, ma che non voleva essere oggetto di dimostrazioni.95) Infatti tentai tenerlo nascosto come al solito, ma fu scoperto allo sbarco e già si movevano per fargli una dimostrazione, ma egli la prevenne; nel momento che stavano per venire sotto le finestre scrisse una lettera a Carcassi (deve averla ancora in mano) dicendo che andava fuori delle porte.96) Era commovente, vi assicuro, l'effetto che fece per Pippo l'avvicinarsi alla sacra tomba; mi disse queste parole: Pensate, caro amico, se oggi, primo giorno che avvicino la tomba di mia madre, posso io assistere a delle dimostrazioni. Giunti a casa, rammento che capitò la Venturi97) annunziando
92) A conferma di questa versione si veda la lettera di Mazzini a S. Canzio, ... agosto 1870, S.E.I., voi. XC, pp. 18 sgg.; e A. SAPPI, Ricordi e scritti cit., voi. IX, p. 84, nota 2.
9*> Giorgina Craufurd, moglie di Saffi.
**> Alla quale accenna anche A. SAPPI, Ricordi e scrìtti cit., voi. IX, p. 211.
95) Mazzini a Dagnino, Livorno, 17 ottobre 1870, S.E.I., voi, XC, p. 66.
*) G. Carcassi era l'avvocato che si era recato a Lucca a prender visione degli atti per impostare la difesa dì Mazzini, il quale, però, non ritenendosi colpevole, aveva rifiutato (A. SAPPI, Ricordi e scritti cit., voi. IX, p. 211). Nell'Edizione Nazionale non c'è una lettera a lui diretta, ma forse gliene fu consegnata una agli operai dì Genova del 24 ottobre 1870 che inizia con parole simili a quelle ricordate da Dagnino {S.E.I., voi. XC, pp. 80 sgg.).
97) Emilie Ashurst Venturi.