Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1985
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pagina
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201
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Mazzini a Gaeta
201
che voi eravate andata all'uffizio dei telegrammi e mi fece correre a chiamarvi, è appunto allora che veniste in casa mia del 70 Iste}. Io vi manderei volentieri, se lo desiderate, lo schizzo rappresentante Mazzini presso la tomba della madre.
Tenete però come certo che i movimenti di quelle bande allora erano con iscopo fisso repubblicano di marciare su Roma perché si sapeva che la monarchia, ardentemente poi Vittorio Emanuele, s'era impegnata con Napoleone nell'impresa contro la Germania. Così furono gli accordi stabiliti cogli agenti mandati da Bismarch [sic] a Pippo, avvertendolo di ciò che succedeva.
Infatti quando Pippo partì per Palermo io dovevo ricevere in Genova un'ultima rappresentanza; partendo mi disse che se questa non volesse rilasciare a me ciò che doveva rimettere a lui le dicessi di seguirlo a Palermo in via Vittorio Emanuele, non ricordo il numero.98) Ma la signora Germania dopo le vittorie riportate sulla Francia non credette più. di continuare le trattative ma si disse invece d'accordo colla Monarchia perché marciasse su Roma, di qui Pippo arrestato e Garibaldi fermato a Caprera per guadagnar tempo. Ora si veda se la Monarchia operò per pura, spontanea volontà; non occorre ricordarvi le famose parole di Vittorio Emanuele: Mi fanno fare una balossata .
lo v'ho detto qua e là qualche parola intorno a quei tempi, ma credo bene che non vi servirà gran fatto, scriverò però a Filipperi, che era uno de* miei fidi in quell'epoca, egli rammenterà molte circostanze e gli dirò di scrivere a voi per riassumere i fatti più interessanti.
Sgraziatamente molte delle vere e belle pagine della vita di Pippo non compariranno mai nella storia, perché quelli che lo hanno potuto seguire più da vicino nei movimenti politici, tutti presi della importanza della loro missione, non tennero esatto conto di tutti quei fatti, di tutte quelle circostanze che avrebbero un giorno fornito alla storia appunti pregevolissimi.
Una stretta di mano...
FELICE DAGNINO")
Come aveva promesso alla Mario che lo aveva interpellato, Dagnino a sua volta si rivolse a Bartolomeo Filipperi, romano, combattente della Repubblica del 1849: Saffi lo avrebbe definito uno di coloro che sorti dalle file degli operai e nobili di natura, furono più cari ai precursori del Risorgimento italiano.100) Filipperi, esule a Genova fino al 1870, aveva avuto una sua parte non intellettuale, ma operativa nella storia del mazzinianesimo prima della presa di Roma, e più ancora ne avrà dopo, quando, come membro del Comitato romano, insieme con pochi altri elementi (inseparabile da lui era il nipote Giovanni Mancini) costituirà uno dei punti di riferimento per quella strategia di rilancio dell'attività politico-educativa, maturata da Mazzini all'indomani della scarcerazione, che faceva di Roma il perno dell'azione futura dei repubblicani, il solo terreno sul quale potesse esplicarsi la loro capacità di iniziativa. Devotissimo, solerte, molto addentro alle segrete cose organizzative del partito, Filipperi era il classico esecutore d'ordini, e come tale col passare degli anni aveva accumulato una profonda conoscenza di uomini e cose del movimento repub-
98) Via Vittorio Emanuele, n. 94, quarto piano era il recapito del palermitano Salvatore Bozzetti (SJ., voi. XC, pp. 19, 21).
w) M.C.RJI., b. 430/17/1.
100) A. SAFFI, Ricordi e scrìtti cit., voi. IX, p. 236.