Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1985>   pagina <202>
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Giuseppe Monsagrati
blicano. La sua testimonianza a Dagnino, pur non offrendo nessuna sostan­ziale novità, precisa meglio i contorni del lavoro politico impostato da Mazzini prima del 20 settembre e apre un altro spiraglio sui progetti di evasione preparati per lui dai suoi amici. Riproduciamo per intero la lettera di Filipperi malgrado in lui l'ortografia non abbia la stessa solidità della sua dedizione alla causa:
Roma, 18 ottobre 1885 Caro Felice,
Ebbi la vostra del 12, non potei rispondere subito perché occupatissimo per il monumento di Giuditta Tavani Arquati e compagni, che il giorno 25 corrente ricorrendo il 18 anniversario del loro martirio, il Comitato ha invitato tutte le società luogali ad intervenire alla pietosa e solenne cerimonia del trasporto delle gloriose ossa dal luogo di deposito alla tomba definitiva.
Mi chiedete per conto dell'egregia Jessie Mario i documenti di quanto fece il sommo nostro Maestro nel 1868 al 70 per la liberazione di Roma; vi debbo dichiarare che il compito è arduo, poiché alla distanza di 17 anni la mia memoria non è tanto felice per ricordare quell'immenso lavoro che quel Grande faceva a prò' della Patria; vi trasmetterò quello che ricordo.
Mazzini, veduto tradita l'insurrezione di Roma nel 1867, preparò ed organizzò le file ben compatte per liberare Roma dalla tirannia papale, a qualunque costo, fece insor­gere nel 68 delle squadre dei nostri; si recò a Genova, prendendo alloggio in vostra casa per dirigere il movimento da sé, dando ordine che il segnale partisse da Milano, e l'altre città rispondessero immediatamente, ma Milano, rispose non essere pronta a dare il segnale, ma bensì seguire il moto. Mazzini allora vi chiese un amico per inviarlo a Piacenza e Bologna, per trasmettere ordini che Piacenza desse il segnale il giorno da lui stabilito, e di comune accordo gli affidammo Giuseppe Proja, di Roma,101) e voi, Mancini ed io rimanemmo al contatto di Mazzini per trasmettere i suoi ordini alle nostre squadre ben organizzate ed annate e pronte a seguire l'attacco.
Ma la notte che eravamo tutti pronti, attendeva il telegramma in cifre dell'esito, sì ebbe la sconfortante notizia che Piacenza non seppe o non volle dare l'iniziativa e si apprese più tardi che a Pavia, i nostri bravi dell'esercito, compagni di Pietro Barsanti, senza ordine di Mazzini, tentarono, senza riuscita, l'iniziativa, e disgraziatamente compro-messero il piano del Maestro, il quale dovette ritirarsi da Genova, e passare di nuovo il confine, a ripreparare il lavoro per migliore avvenire.
1870. Mazzini, vedendo che il momento era propizio e già aveva riordinate le file, si recò di nuovo a Genova, prima in vostra casa, e poi, per più sicurezza, alla casa di Carlotta Benedettini,102) che si trattenne qualche mese preparando l'insurrezione di Palermo, e nel Napolitano, e nell'Agro Romano (nel tempo che era dalla Benedettini scrisse la Comune di Parigi, Il papa e il conciglio e Dal conciglio a Dio) ,03> allo scopo di liberare Roma con la rivoluzione, ebbe la notizia che Palermo era pronta ad insorgere, egli si
ioi) Giuseppe Proja, sarto, era un repubblicano romano che sarà attivo nelle orga­nizzazioni politiche cittadine a fine secolo (su di lui qualche notizia in M. CASELLA, / repubblicani a Roma, alla fine del secolo (1889-1900), in L'associazionismo mazziniano. Atti dell'incontro di studio..., Roma, 1982, pp. 189, 237, 248). Per notizie sulla fondazione e la vita dell'Associazione Giuditta Tavani Arquati ricordata da Filipperi all'inizio della sua lettera vedi ivi. p. 174, nota 23.
102} sic!, per Carlotta Bencttinf.
103) L'affermazione di Filipperi è vera solo in parte, nel senso, cioè, che Dal Con­cilio a Dio fu effettivamente ultimato da Mazzini a Genova nella primavera del 1870; degli altri due scritti, quello su // Comune di Francia (e non La Comune di Parigi, come scrive Filipperi) fu preparato nella primavera del 1871, quando Mazzini era di nuovo in Svizzera; l'ultimo, Dal papa al Concilio, risaliva addirittura in parte al 1832 ed era stato ripreso nel 1849 dallo stesso Mazzini che lo aveva ripubblicato nell'Italia del Popolo (S.E.I., voi. XXXIX, pp. 175-195).