Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1985>   pagina <203>
immagine non disponibile

Mazzini a Gaeta
203
dispose subito a partire per questa città onde diriggere in persona il moto, e chiese a voi un amico per l'accompagno, gli proponeste me, ma per raggione che non ricordo, gli fece compagnia Giuseppe Castiglioni, che fu arrestato appena giunto a Napoli, e il Maestro a Palermo.
Venuta la liberazione di Roma, voi e Maurizio Quadrio ed altri concepiste l'evasione di Mazzini dal forte di Gaeta. Si recammo in Roma con un manifesto redatto da Maurizio, per convocare il Popolo a comizio, onde approvare un ordine del giorno di protesta contro la politica del Governo, che Roma era libera ed il più Grande Italiano si trovava in carcere, facemmo prattiche con i capirioni dall'ora per raggiungere lo scopo, ma invano riuscimmo. 11 2 ottobre 70 riceveste un telegramma da Maurizio, e mi ordinaste di partire il 3 per Napoli per aiutare l'evasione di Mazzini, la mattina del 4 mi portai dall'amico Nicolò Le Piane, per avere istruzioni e per dichiararmi che ero a sua disposizione, la medesima sera vi fu riunione in casa Le Piane, con Asproni Nicotera ed altri fu stabilito che Nicotera ed io saressimo partiti per Gaeta subito ricevuto avviso dal Capitano del Genio, che non ricordo il nome, ma so che apparteneva alla famiglia Benedettini ed era uno dei Mille, 1*) passarono 3 giorni e l'ordine di partenza non giunse, ma invece arrivò un telegramma da Firenze, mandato da Crispi a Nicotera, che gli notificava che il Re aveva dato l'amnestia a Mazzini, a questa notizia gli amici dichiararono di sospendere qualunque tentativo di evasione.
Eccovi quel poco che la mia memoria ricorda, se volete di più rivolgetevi a Casti­glioni che molto meglio di me potrà darvi altre informazioni.
Con piacere sento che fra giorni si farà l'inaugurazione del vostro nuovo Caffé Roma,105) vi auguro di cuore buoni affari.
Salutate tutta la vostra cara famiglia e voi abbiatevi i saluti da Mancini, e dalle nostre famiglie, e una sincera stretta di mano
dal sempre vostro affezionatissimo
FlLIPPERI M0
A chiarimento della parte conclusiva di questa lettera si deve aggiun­gere che non risulta che Giuseppe Castiglioni, figlio di un ricco possidente lombardo e legato a Mazzini dal 1865, fosse anche lui richiesto da Dagnino o dalla Mario di una sua versione dei fatti. Versione che tuttavia esiste, avendo Castiglioni provveduto a prepararla dietro domanda di Saffi il quale poi l'avrebbe inserita nei suoi Cenni introduttivi al volume XV degli Scritti di Mazzini.107* È Castiglioni stesso a dirci che, contrariamente a quanto affermato da Filipperi, nel 70 egli era stato arrestato non prima ma dopo Mazzini, e cioè appena tornato a Napoli da Palermo. Fu liberato anch'egli
1W) Giacomo Profumo (sul quale vedi quanto detto in precedenza).
105) In gioventù semplice garzone di caffè, Dagnino era con gli anni diventato proprietario di ben avviati locali pubblici dai nomi carichi di significato: il Caffè del Genio, questo Caffè Roma inaugurato nel 1871, il Caffè della Costanza. Era proprietario anche di una grande villa dove spesso si rifugiò Mazzini nei suoi soggiorni clandestini a Genova e che altro tributo di devozione aveva chiamata Villa Giuseppina (vedi B. MONTALE, Un mazziniano dimenticato: Felice Dagnino, in Genova, a. XXXV (1954), n. 1, pp. 46-48; e la voce di O. BEVEGNI in // movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853-1943, a cura di F. Andreucci e T. Detti, voi. II, Roma, 1976, ad nomen, colma di imprecisioni ma utile per la bibliografia).
106) M.C.R.R., b. 431/17/1.
107) A. SAPPI. Ricordi e geritti cit,, voi. IX, pp. 87-92.