Rassegna storica del Risorgimento

BLAKISTON NOEL
anno <1985>   pagina <230>
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Libri e periodici
VINCENZO G. PACIFICI, Francesco Crispi (J861-1867). Il problema del consenso allo Stato liberale. (Coli.: Risorgimento. Idee e realtà. N.S., n. 6); Roma, Edizioni dell'Ateneo, 1984, in 8, pp. 312. S.p.
Scriveva A. C. Jemolo, in Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni: Crispi è stato studiato soprattutto per la sua opera di presidente del Consiglio di re Umberto. Ma, se la pagina più fulgida e meno discussa della sua vita fu quella di consigliere di Garibaldi durante la spedizione dei Mille, v'è pure una sua lunga attività a deputato della Sinistra negli anni che seguirono l'unificazione, meritevole di ogni considerazione . Tuttavia, entro il lungo itinerario parlamentare Crispino un itinerario che sa di ritorno alle origini , ai fermenti riformisti della giovinezza è ben lecito cogliere un più conte­nuto arco di anni, che va dal 1861 al 1867. È nel 1867 sostiene appunto il Pacifici, con lo Scirocco che la Sinistra, guidata da Crispi, riesce a partecipare, pure con tentennamenti ed equivoci, alla maggioranza, è nel 1867 che la Sinistra, guidata da Crispi, dopo Mentana annette l'ala rattazziana ed assume esplicitamente la posizione rifor­mista (p. 8). E non a caso il 1867 aveva già visto sorgere, nel giugno, La Riforma: una testata che da sola faceva programma.
Il Pacifici ridisegna questo itinerario Crispino (e non soltanto Crispino) sulla via del consenso allo Stato liberale, articolandone l'esame in cinque capitoli. Ed anzitutto ricostruisce, nel primo, la struttura portante: le vicende che toccano le elezioni per l'VIII, per la IX e per la X Legislatura. Va sottolineata, in esso, di là dai dati (tempi, numeri, risultati...), la riproposta attenzione alla lettera-programma del 14 ottobre 1865 Ai miei amici di Sicilia, così carica delle fondamentali istanze che si sottendono alla lunga vita parlamentare di Crispi (da un Senato elettivo al suffragio universale, dal rinnovamento della burocrazia statale all'abolizione della pena di morte...), così orgogliosa nella conclu­sione: Nei princìpi da me enunciati sta tutto l'avvenire della Nazione . E non senza significato, nell'anno dell'ascesa alla presidenza del Consiglio, pubblicando i Discorsi elet­torali tenuti sino al 1886, farà mettere quella lettera in apertura.
Ben più denso, ovviamente, il secondo capitolo, che integrando documenti editi e d'archivio con giornali quali L'Opinione, La Perseveranza, Il Diritto, e tenendo conto dei risultati storiografici affronta, invece, per il periodo dal 1861 al 1864, l'azione crispina, sullo sfondo del quadro politico nel cui contesto s'inserì, definendosi cosi nelle affinità, come nei contrasti, che il Pacifici registra anche con riferimenti alla sponda avversa.
Che la Sinistra dovesse uscire dalle elezioni del '61 in netta minoranza era scontato, ma nel contrapporre alla linea politica moderata della maggioranza la propria linea politica rivoluzionaria, essa doveva segnare a proprio svantaggio anche la mancanza di unità. Infatti, mentre i moderati avevano una ferma guida in Cavour, il campo democratico s'indeboliva nella polarizzazione dualistica fra Mazzini e Garibaldi, né mancavano minori divergenze e personalismi, che comunque meriterebbero più positivo rilievo nel caso del Cattaneo.
L'improvvisa morte di Cavour mette indubbiamente in crisi i successori, ma non manca di rilevarlo il Pacifici l'atteggiamento attendista della Sinistra verso Ricasoli permette di riorganizzare le proprie file alla maggioranza, peraltro preoccupata, aggiun­giamo, dalla fondazione dell'Associazione Unitaria di Genova, che, sollecitata particolar­mente dal Bcrtani, si farà promotrice di una consociazione delle associazioni democratiche e, auspice Mazzini, si volgerà anche ad un più largo agganciamento dei ceti operai.
Nel differenziarsi delle individualità, vien fuori Crispi, il quale, dopo essersi vantato, nel luglio del '60, con il Correnti, di essere stato il promotore del titolo di re d'Italia, ora, nel far pubblicare sul suo Precursore il discorso tenuto dal Bertnni nella seduta del-J'A.U.I. genovese dell'I I ottobre '61, lo fa seguire da un significativo commento redazionale, nel quale sostiene che una proclamazione della repubblica genererebbe un dualismo, mentre la monarchia garantisce l'Italia una e Indivisa (p. 60).
All'Assemblea del 9-10 marzo '62, che vede la nascita dell'Associazione Emancipa­trice Italiana, avvalendosi delle sue funzioni di vice-presidente porta avanti, poi, ripetuta-