Rassegna storica del Risorgimento
BLAKISTON NOEL
anno
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1985
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pagina
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231
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Libri e periodici
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mente, eccezioni legalitarie (sull'iniziativa nell'armamento della Nazione, sul richiamo di Mazzini dall'esilio, sul suffragio universale), sì da suscitare più di una perplessità. Ed è vero che la fedeltà al programma del '60 Italia e Vittorio Emanuele è condizionata (Noi siamo con lui, finch'egli sarà con l'Italia), ma è anche vero che appena una settimana prima ha asserito che il tempo delle rivoluzioni è finito , ed è pur vero che a maggio si dichiarerà contrario all'iniziativa sul Trentino e successivamente a quella che si concluderà drammaticamente sull'Aspromonte. Da Torino, anzi, insistentemente invitato a tornare in Sicilia, invierà agli amici consigli di moderazione e di rispetto alle leggi... Sul riflusso della politica della Sinistra, dopo il dibattito sulle responsabilità della vicenda garibaldina, cade il giudizio del Pacifici: La lezione di Aspromonte non è servita ed i confini tra la maggioranza e l'opposizione continuano ad essere fragili e facilmente elusi (p. 86). Ne dà, peraltro, valida testimonianza, il 20 giugno del '63, alla Camera, addirittura il Minghetti: All'ombra della Monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele e la parte conservativa e la parte democratica trovano un largo campo per operare al trionfo dei propri princìpi, nei limiti che la legalità impone (p. 91).
A dicembre è, si, lo stesso Crispi a suscitare le ire della maggioranza chiedendo il rinnovamento della rappresentanza nazionale, ma quando un gruppo di deputati della Sinistra si dimette ed induce a dimettersi anche Garibaldi, egli è tra coloro che ritengono di dover continuare ad esprimere la volontà degli elettori dalla tribuna parlamentare.
La fedeltà condizionata al programma del '60 non è, a sottilizzare, formalmente lesa quando il 7 maggio del '64, alla. Camera, Crispi gli rida veste con la formula la monarchia ci unisce, la repubblica ci dividerebbe, che sarà ribadita ancora alla Camera il 18 novembre, per divenire la bandiera della lettera a Mazzini del marzo del '65. Ma tra la formulazione del maggio e la conferma del novembre c'è la Convenzione di settembre e, levandosi alla Camera contro un'affermazione di Mordini, Crispi tiene a sostenere che per lui la Convenzione viola il plebiscito del 21 ottobre '60, ma non per questo egli lascerebbe la tribuna parlamentare, perché la monarchia ci unisce e la repubblica ci dividerebbe. Noi unitari innanzi tutto siamo monarchici (il corsivo è nostro).
Entriamo, così, nell'ambito del terzo capitolo, che prosegue l'esame della condizione politica per il periodo 1865-67. Nell'inverno del '65. infatti, sotto i segni dell'inversione della prospettiva di programma, viene a maturazione il distacco politico da Mazzini (e l'amico Bertani definirà Crispi adesso soltanto ministeriaiizzabile ) con un avvio liberatorio che allargherà il suo effetto sino ai giorni in cui. nel dibattito su Mentana del dicembre '67, il legalitarismo Crispino si libererà pure dai coinvolgimenti nelle iniziative garibaldiane.
Di contro, provocando la frattura della maggioranza, la Convenzione aveva aperto nuove possibilità di alleanze alla parte democratica, donde esce alla ribalta in prima persona Francesco Crispi, per il quale il 1865 è un anno fondamentale, con le saldissime indicazioni politiche (p. 117). E vengono la vicepresidenza della Camera all'aprirsi della IX Legislatura, e poi le ripetute offerte ricasoliane. e più tardi rattazziane, per una partecipazione al governo; ma il capitolo si estende soprattutto sul critico autunno del 1867: si sofferma, infatti, a ricostruire la successione degli eventi di quei mesi e valuta la presenza di Crispi (preminente nel Comitato Centrale di Soccorso ai Romani) non solo rispetto all'azione garibaldina e del governo ed all'opera ed ai giudizi di democratici quali Mordini, Cairoti, Bargoni, Nicotera, ma, in larga misura, nelle indicative prese di posizione della Riforma. Di quella presenza il Pacifici accetta il bilancio che lo stesso Crispi ne fece a P. S. Mancini il 26 ottobre, quando la vicenda si appressava alla fine: Furono dunque le circostanze a spingere Crispi su posizioni prima respinte, fu il desiderio di evitare violenze a convincerlo dell'appoggio (p. 145).
Ma la crisi fu anche catarsi. 6 la convinzione del valore altrettanto democratico della lotta parlamentare conclude il Pacifici con la Morelli -r- che impedirà in futuro eventuali cedimenti alla lotta armata, a rappresentare il primo passo concreto verso quell'alternativa di governo che la Sinistra, nella sua interezza, realizzerà nel 1876 (p. 148). La tintesi politica sin qui delincata fa da premessa alle pagine di analisi del quarto e quinto capitolo, il primo dei quali (che da solo fa un buon terzo del volume) esamina il cammino di Crispi nelle istituzioni come parlamentare d'opposizione: pars destruens,