Rassegna storica del Risorgimento

BLAKISTON NOEL
anno <1985>   pagina <234>
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Libri e periodici
A questo punto è difficile condividere l'etichetta di ribelle con cui troviamo qualificata nel titolo di questo lavoro la figura di Asproni. Ribelle a cosa? Quando un individuo si fa sacerdote nell'Ottocento più ancora che al giorno d'oggi accetta delle regole ed una disciplina; certamente può metterle in discussione, ma se io fa per motivi ideali è un conto e potremo chiamarlo ribelle; se, come succede ad Asproni e come documenta la Corrias, lo fa per cambiar aria e l'arcivescovo gli nega i quattro mesi di congedo richiesti perché trova incompleta la documentatone presentata, allora più che di ribellione si dovrebbe parlare di indisciplina, che è qualcosa di meno nobile. Da come ci viene descritto l'ambiente della diocesi di Nuoro, squassato da ogni genere di rancori e contese singole o di gruppo, si direbbe che questo tipo di ribellione , ossia di litigiosità, fosse comune a molti altri esponenti del clero locale per i quali il vero terreno di scontro era, più brutalmente, quello degli interessi e delle ambizioni personali. È la stessa morale che sì ricava dalla ricordata vicenda del compimento della cattedrale di Nuoro che consente due interpretazioni: o Asproni era un intrallazzatore che si batteva più sul fronte degli appalti che su quello della teologia oppure era una persona per bene che faceva gli interessi della comunità schierandosi contro i disonesti. Ma, nell'un caso come nell'altro, la sua non era una battaglia a difesa dei valori spirituali o a sostegno dell'introduzione di rapporti meno autoritari all'interno della gerarchia, e questo è un dato di fatto che, con le fonti attualmente disponibili, oltre a sembrare indiscutibile, ridimensiona di parecchio il valore del suo operato e lo riconduce entro connotati del tutto quotidiani.
Con ciò non si tratta di negare in assoluto la sincerità di una sua presa di posizione antiecclesiastica ma di spostarla più avanti nel tempo, a quel '48 che farà aprire gli occhi a tanta altra gente; e sarà, quella di Asproni, una presa di posizione di segno politico le cui premesse forse erano già avvertibili in un orientamento che tendeva a dare, anche nelle vertenze ecclesiastiche che ne avevano travagliato la gioventù, risalto e preminenza all'autorità dello Stato, ma le cui conseguenze saranno condizionate dalla svolta in senso democratico compiuta tra '48 e '49 dal suo pensiero con l'abbandono del giobertismo: il giobertismo che era stato il suo primo amore e lo aveva sensibilizzato alla causa italiana alla quale gli era subito apparsa legata quella della Sardegna, nostra patria dilettissima che si gloria di essere stata sempre unita ai destini della sua grande Madre (p. 88).
Ma questa è una fase già più conosciuta: quella che mancava era la conoscenza del pensiero asproniano negli anni del sacerdozio; in tal senso il volume della Corrias fornisce un importante contributo anche per i molti documenti in particolare due memoriali asproniani a Carlo Alberto che sono inseriti nell'appendice finale e che si scorrono con vivo interesse, a conferma del fatto che a leggere Asproni o di Asproni non ci si annoia {quasi) mai.
GIUSEPPE MONSAGRATI
// voto di chi non vota - L'astensionismo elettorale in Italia e in Europa, a cura di MARIO CACIAGLI e PASQUALE SCAKAMOZZI NO (Biblioteca di scienze umane, Studi e ricerche di scienze sociali, 92); Milano, Edizioni di Comunità, 1983, in 8, pp. 326. L. 25.000.
Il titolo dato agli atti di un convegno internazionale tenutosi nel gennaio 1982 all'università di Pavia sembra conferire di per sé al problema, e molto esattamente, a parere di chi scrive, una valenza ed un'incidenza assai maggiori di quanto non risulti dalle indagini specialistiche, fino a quella espressamente minimizzatrice di Corbetta e Schadee, che conclude in termini di apatia politica, non etichettabile in connotati partitici o generazionali e soprattutto così universalmente diffusa, pur con punte più accentuate tra i giovani e le donne, e, ultimamente, all'interno del triangolo industriale, da non essere in grado di alterare sensibilmente equilibrio parlamentare.
La questione non è qui, ovviamente, ma nel significalo politico, e più latamente civile e culturale, che in ogni caso, eccettuata magari la sola infermità fisica grave (perché alla mancata ricezione del certificato elettorale, su cui i minimizzatori insistono, si