Rassegna storica del Risorgimento
BLAKISTON NOEL
anno
<
1985
>
pagina
<
235
>
Libri e periodici
235
può e si dovrebbe ovviare con mezzi legali, se vi si tosse particolarmente interessati) è da attribuire alla mancata espressione del voto valido, che si configura come distacco dalla politica nell'astensionismo vero e proprio, nella protesta coi voto nullo e soprattutto con la scheda bianca, ma che sempre, lo ripetiamo, è atto di volontà politica, anche e specialmente quando rifiuta la politica dei partiti, é quindi politicamente va interpretato.
Nulla conferma meglio quest'impostazione rigoristica quanto l'analisi storica del fenomeno italiano che il Pacifici svolge fino al 1882 ed il Canavero fino alla prima guerra mondiale, anche se il primo preferisce parlare di assenteismo o astensionismo apolitico per i tempi del suffragio ristretto, formulando in tal modo, a mio avviso, una contraddizione in termini: i proprietari che non votavano prima del 1882 non erano né stanchi, né accidiosi, né cattolici legittimisti, ma semplicemente nutrivano maggiore fiducia nella monarchia, nell'esercito e, s'intende, nel codice civile che non nella democrazia parlamentare. 11 Canavero, anziché soffermarsi così a lungo sulla questione tutto sommato formalistica del non expedit, avrebbe potuto analizzare più opportunamente e propriamente le modalità della partecipazione illustrando a fondo il fenomeno singolare e persistente delle candidature protesta, un modo di far politica diversamente ed al di fuori dei canali consueti della politica, che richiama efficacemente certi atteggiamenti odierni dell'astensionismo soprattutto giovanile. Quella politica sommersa , cioè, di cui parla benissimo Giovannini, rifacendosi alle indagini di studiosi di opposte parti politiche, come il Traniello ed il Tronti, ma accommiati nella prospettiva spregiudicata di esaminare il fenomeno con l'occhio dello scienziato e del politico, non del piccolo trafficante di bottega .
Aderisco perciò completamente all'amico D'Agostino quando rivendica sia la politicità del non voto, sia l'esigenza dell'indagine storica a proposito di quest'espressione politica; basti pensare alla raccolta di molte centinaia di migliaia di firme contro i progetti divorzistici di Zanardelli ai primi del secolo, il cui studio ci fornirebbe uno spaccato sociale ed ambientale dell'Italia da confrontare opportunamente, nelle sue partecipazioni e più. nelle sue assenze, con quello di settantanni dopo, oppure all'appassionato dibattito, di cui purtroppo in questo volume non si fa alcun cenno, che oppose la Democrazia cristiana alle sinistre in sede di preparazione alla Costituente quanto all'introduzione del voto obbligatorio, che tutto il pensiero politico e sociale cattolico richiamava coerentemente all'interno di una filosofia comunitaria ed organicistica battuta in breccia dall'individualismo laico dei diritti e doveri del cittadino.
Il divorzio è stato argomento di referendum, cioè dell'occasione elettorale in cui la partecipazione è minore e le conseguenze da dedursene sono altamente positive, nulla potendosi immaginare di più ottuso, con buona pace delle gloriose tradizioni della democrazia elvetica, quanto la pretesa di risolvere un grande problema morale, e proprio inespugnabilmente dell'individuo, a colpi di monosillabo.
Il voto obbligatorio è tramontato nella coscienza del cittadino prima ancora che nella pratica del legislatore, e vi si è sostituito un diritto-dovere in cui spetta esclusivamente alla libera scelta dell'elettore determinarsi in virtù dell'uno o dell'altro termine del binomio.
In entrambi i casi scaturisce, o può scaturire, l'astensione, ma sempre come raffinamento di coscienza che competerebbe alla classe politica interpretare convenientemente: e perciò è ad essa che, classicamente, il discorso ritorna, anche in una tematica come questa, che sembrerebbe intenzionata a farne pregiudizialmente a meno.
RAFFAELE COLAPIBTRA
ENNIO DE SIMONE, Credito fondiario e proprietà immobiliare nell'Italia meridionale; Napoli, Tipografia Arte tipografica di A.R., 1983, in 8, pp. 324. S.p.
L'esercizio del credito immobiliare, secondo il riconoscimento di molti studiosi, nasce con la fondazione del Monte dei Paschi di Siena, in quanto i beni, posti a base dell'attività dell'istituto, sorto al principio del XVII secolo, erano costituiti da immobili e le somme mutuate venivano raccolte attraverso remissione di speciali obbligazioni denominate luoghi