Rassegna storica del Risorgimento
BLAKISTON NOEL
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1985
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236 Ubri e periodici
dì monte. Tuttavia, secondo le obiezioni della dottrina più autorevole che ritiene trattarsi di prestiti ipotecari, non potrebbe esistere alcun legame Ira le cartelle fondiarie ed i luoghi di monte a causa della mancanza di un rapporto diretto fra l'ammontare e la scadenza dei titoli e l'emissione dei titoli con i quali si erano raccolti i mezzi.
Nel XIX secolo, tra i primi e più attivi nel sostenere l'idea dell'istituzione del credito fu Cavour, interessato a tal genere di iniziative, tanto da sollecitare sludi approfonditi sulla materia. Nei 1866, finalmente, con la legge del 14 giugno si introdusse in Italia la forma tipica del credito ipotecario a lungo termine, che consentì la concessione di mutui ipotecari a scadenza pluriennale e con ammortamento graduale. Le speranze suscitate furono molte e diffuse, specialmente tra coloro che intendevano giungere ad una diminuzione degli oneri finanziari gravanti sulla proprietà e ad un contemporaneo incoraggiamento degli investimenti fondiari.
Gli istituti autorizzati alla nuova attività furono, all'avvio, il Banco di Napoli, l'Opera Pia di S. Paolo di Torino, le Casse di Risparmio di Milano e di Bologna e il Monte dei Paschi di Siena. A questi enti morali , senza fine di lucro e da tempo operanti con il credito immobiliare, si aggiunsero più tardi il Banco di Sicilia, a metà degli anni Settanta alle prese con una pesante crisi provocata proprio dalle sconsiderate concessioni dei crediti fondiari, il Banco di S. Spirito di Roma e la Cassa di Risparmio di Cagliari.
All'istituto, distintosi per la intensità delle operazioni, al Banco di Napoli, cioè, è dedicato l'interessante lavoro di Ennio De Simone, per alcuni certamente testo asettico ed arido, per altri, invece, di piena affidabilità nei dati forniti e nelle indicazioni riportate. L'autore riassume nel capitolo di apertura le norme istitutive, norme che definivano l'area di azione dei singoli enti creditizi. 11 sistema, in base al quale erano state assegnate ai Banco di Napoli le regioni continentali dell'ex-Regno, non dette risultati positivi, tanto che nel 1885 si giunse ad una liberalizzazione del credito. La decisione determinò l'ingresso in campo della Banca Nazionale, tanto attiva da sopravanzare nelle concessioni lo stesso istituto napoletano, ma troppo esposta ai rischi. Con il risanamento bancario, deciso tra il 1893 e il 1894, fu vietato, proprio per porli al riparo da eventuali incidenti del mercato, agli enti di emissione l'esercizio dell'attività creditizia.
De Simone suddivide il lavoro in due settori: nel primo prende in esame l'organizzazione dei servizi e nel secondo indaga sulle caratteristiche essenziali dei mutui, sulla dislocazione geografica e sulla natura dei beni sottoposti ad ipoteca, sulle classi sociali di appartenenza dei clienti e sull'utilizzazione delle somme concesse. Fondata sulla documentazione conservata presso l'archivio storico del Banco, la ricerca consente di rilevare che, in forte maggioranza, i mutui servivano per estinguere i debiti gravanti sulle proprietà, trasformando i mutui ipotecari con privati in mutui fondiari di lungo termine con l'istituto. Circa i quattro quinti delle somme concesse dato di significativa eloquenza per le prospettive di utilizzazione erano destinati a far godere la piena ed assoluta proprietà fondiaria.
Nel periodo 1868-1882 tanto per fornire altre utili informazioni numeriche oltre la metà dei mutui venne garantita da immobili situati nella provincia di Napoli e principalmente da fabbricati cittadini e la Campania ottenne il 71,69 dei mutui e il 51,94 delle somme prestate sempre nell'arco 1868-1882. La ricerca di garanzie, opportunamente condotta, è confermata anche dall'andamento delle concessioni in Abruzzo e Molise, regioni in cui furono privilegiate le richieste provenienti da Teramo e da Campobasso, dalle zone eioè, con agricoltura più ricca e proprietà meno frazionata. Notevoli ricorda De Simone furono le speranze e le attese suscitate, che andarono largamente deluse per una serie non breve di motivi. Se, infatti, uno dei più importanti ostacoli fu rappresentato dalle lungaggini burocratiche, le carenze legislative e il cattivo mercato delle cartelle contribuirono a scoraggiare il ricorso allo strumento fondiario, per molti chiave di trasformazione della proprietà.
De Simone ha impostato il lavoro secondo schemi scientificamente solidi, senza indulgere a interpretazioni e valutazioni ideologiche . I risultati del metodo sono evidenti e i frutti positivi su una pagina di storia finanziaria, ricca di contributi sostanziali per